A quattro anni di distanza torniamo a percorrere la Valle del Pegorino, lungo quel che resta del suo sentiero.
La ritroviamo tale e quale ad allora: selvaggia e come sopravvissuta ad un devastante nubifragio.
Fango ovunque. Terreno in più punti franato. Alberi sradicati e abbandonati a terra, in grovigli intricati di rami.
Il percorso è comunque assolutamente privo di pericoli, persino attrezzato di funi “molto casalinghe” sull’unico punto a strapiombo .
Arrivo previsto: Tregasio, paese da noi solo sfiorato perché, oltre, il sentiero perde la sua aurea magica.
In località Canonica Lambro, proprio dietro Villa Taverna, una stanga metallica segna l'inizio del nostro viaggio. Oltrepassarla equivale ad entrare all'istante in una dimensione che sa di fiaba.
Il fitto bosco di castagni, robinie e querce, a tratti trafitto da lame di luce; le gigantesche ragnatele che brillano come pizzi sospesi nel nulla; le foglie che paiono danzare al ritmo di una musica ignota; gli scoiattoli e gli uccelli che volano sopra le nostre teste; i tappeti di vinche ancora in fiore…Tutto ha un che di magico.
Peccato non aver incontrato lo Stregatto di Alice, ad indicarci la via da percorrere.
Già, perché il sentiero, nel suo percorso zizzagante, è un continuo dividersi in bivi e ricongiungersi .
E in tutto questo contesto bucolico, riaffiorano a tratti i resti di un'immensa opera di ingegneria idraulica risalente ai primi anni dell'800.
Un acquedotto voluto dal Conte Mellerio che, grazie ad una condotta lunga quasi dieci chilometri, convogliava le sorgenti situate lungo la valle, per portarle verso la sua "dimora", Villa del Gernetto ( Lesmo), con i suoi esotici giardini.
a.t.
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