lunedì 27 luglio 2026

Martedì 14/7/26 Santa Caterina V. - Plaghera

Il cielo è parzialmente sereno.
Nello zaino infiliamo le mantelle: il tempo in montagna cambia idea molto in fretta.
 Imbocchiamo il sentiero 549 subito dietro casa. Dislivello previsto in salita: 300 m.
La pendenza è frizzante (si sale velocemente, senza un attimo di tregua) fino all’arrivo del primo tratto della cabinovia che porta alla Sunny Valley.
Ci troviamo 
nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, alle pendici del monte Sobretta.
Non incontriamo nessuno, ad eccezione di qualche mucca al pascolo.
Fitti i boschi di pini, larici e abeti rossi. Parecchie le aree intaccate dal bostrico, che lascia tronchi avvizziti e rami che virano dal rosso al grigio.
Nella zona di arrivo della cabinovia il panorama si apre su grandi distese verdi. Nuvoloni neri, intanto, si addensano oltre le cime, ma senza dare certezza di temporali.
Proseguiamo per il sentiero 523, verso Plaghera, in direzione della statale del Gavia.
Oggi il navigatore ha scelto di essere un tantino fantasioso.
Sorrido, perché mi pare di condividere lo stesso caos geografico che spesso è presente nella mia testa.
Morale: fidandoci più dei profili dei monti che dei suggerimenti del sito, torniamo al via.
Domani farò i conti con indolenzimenti di muscoli che avevo scordato di avere!

Curiosità: Il termine Plaghera deriverebbe dal latino plaga, termine assorbito dal dialetto locale e nella toponomastica alpina con il significato di "ampia distesa". Nello specifico, indica la vasta spianata di prati e pascoli che si sviluppa sulle pendici del monte Sobretta.
In diverse zone alpine della Lombardia e del Trentino, il termine paghera, con le sue varianti fonetiche, indica anche un "bosco di abeti" (dal dialetto paghér, ovvero abete rosso).
a.t.





































domenica 26 luglio 2026

Lunedì 13 luglio 2026 - Arrivo a Santa Caterina Valfurva

Santa Caterina Valfurva - Parco Nazionale dello Stelvio - 1 738 s.l.m.

In questa estate torrida, l’altitudine non è un dettaglio banale.
15 gradi in meno rispetto alla nostra città non sono male.
La stagione turistica a Santa Caterina è appena iniziata. Per il momento, pochi i vacanzieri.
Il silenzio che aleggia fra le vie del paese è interrotto dal garrire delle rondini e dei balestrucci. Seguo incantata i loro voli acrobatici, che si intrecciano con quelli geometrici dei codirossi.
Colori ovunque, dai fiori di campo alle surfinie sui balconi.
Profumo di erba appena tagliata, di muschio e di resina.
Mentre cerco di dare un senso al nuovo panorama che mi circonda, memorizzo nomi, cime, valli; fotografo bivi e indicazioni dei sentieri; studio le mappe.
Mi colpisce una cima cupa e dal profilo netto, visibile dal centro del paese. Ha la forma di una piramide. Scartabellando fra le mappe ho trovato il suo nome: Pizzo Tresero.
Stupendo.
Maestoso.
Mi riprometto di avvicinarmi alla sua cima, fra qualche giorno. Per ora mi accontento di osservarla dal basso.
Domani, tempo permettendo, percorreremo un anello che parte a pochi metri dalla nostra dimora, in direzione del monte Sclanera.
Curiosità: il nome deriva dal dialetto valtellinese:
* S-cià: indica una spaccatura, fenditura o gola.
* Nera: si riferisce al colore scuro delle rocce e anche all'aspetto cupo del profondo solco vallivo in cui scorre il rio omonimo.

a.t.




Sua maestà, Pizzo Tresero







giovedì 9 luglio 2026

Sabato 6 luglio 2026 - Su e giù per il Curone

Anche oggi la temperatura è rovente e solo sotto i fitti boschi del Curone si ragiona.
Percorriamo uno dei numerosi tracciati presenti nella zona, partendo da via alle Valli, dopo aver passato Missaglia, all'altezza della chiesa di Santa Croce.
L'idea è quella di compiere un anello che collega un tratto del sentiero n. 6 al percorso n. 7, con tappa intermedia alla cappellina Crippa.
Dopo un breve tratto asfaltato, ci ritroviamo tra vigneti e zone boschive, in un'alternanza fra sole cocente e ombra rigenerante.
I dislivelli sono minimi e il silenzio ha dell'incredibile. Abituati come siamo a continui rumori di sottofondo, l'assenza di suoni pare un'anomalia.
Ad ogni bivio un palo con una miriade di indicazioni, come nel Paese delle Meraviglie di Alice.
Niente Bianconiglio, però, e nessuna traccia dello Stregatto.
In compenso, chili di popillie, compresse nelle trappole al gusto di ferormoni, penzolano sui pali ai margini delle aree coltivate.
Le superstiti stanno nel frattempo compiendo la loro quotidiana strage fra le viti e gli alberi da frutto, le cui foglie paiono centrini all'uncinetto.
Passata la cappella, imbocchiamo il sentiero 7 fino all'ennesima diramazione, con le solite molteplici alternative.
Per il mio cervello, da sempre è incapace di far pace con l' orientamento, è una bella sfida capire se proseguire "per di qua o per di là"…

a.t.





























giovedì 2 aprile 2026

sabato 28 marzo 2026 - Airuno - Crosaccia - Aizurro - Airuno

Il vento dei giorni passati ci regala una tregua.
Una rapida occhiata alle mappe e scegliamo di partire da Airuno, per un anello che il web classifica come "privo di pericoli e impegnativo quel che basta".
Nei pressi della stazione cerchiamo il sentiero 7, quello che ci porterà fino alla Crosaccia.
Poco più di un’ora di marcia, così dicono.
Zaino in spalla, kit di sopravvivenza, scarponi e macchina fotografica (la mia scusa per le pause-premio)… alle 10:10 si parte.
I fitti boschi di castagni ci accolgono subito con il loro abbraccio.
Un silenzio quasi irreale ci accompagna.
Il bianco ed il viola di anemoni e vinche, ovunque.
Il percorso è effettivamente privo di pericoli, oggi neppure troppo fangoso.
Pochi i punti panoramici, data la fitta vegetazione.
A metà tracciato, l'unico tratto in falsopiano mi permette di ripristinare i battiti.
Per il resto, si sale senza tregua, un gradone dopo l’altro.
I miei quadricipiti hanno costantemente “lottato” fino all’arrivo.
Per salvaguardare le articolazioni delle ginocchia, abbiamo poi scelto di scendere verso Aizurro lungo un tracciato privo di gradoni, ma comunque sempre “bello ripido”.

Nota finale: lo splendido planare di quattro rapaci.
Io azzardo " poiane", ma lascio ai più esperti l’esatta identificazione.

a.t.