giovedì 20 agosto 2026

Mercoledì 22 luglio - Monte Tresero -

Con un terso e la temperatura che raggiunge a fatica i 13 gradi, partiamo in direzione del Monte Tresero.
Poco oltre il cuore di Santa Caterina, in località Centrale, c’è l’attacco del 557.
Pile invernale ben allacciato e mani ghiacciate, percorriamo in solitaria il primo tratto del sentiero che si sviluppa all'ombra di pini e abeti.
Con continui cambi di scena, che alternano bosco, radure e pascoli, in circa un’ora arriviamo a Cerena.
Dal piccolo nucleo di baite il panorama sulle montagne della Valfurva è spettacolare.
Da qui fino al dosso del Tresero, imbocchiamo il 525. Abbiamo circa un'altra ora e mezza di marcia.
Il cammino diventa più impegnativo, fino a superare il solco della valle laterale, zona più ricca di torrenti e rivoli che fuoriescono dalle roccette.
La salita è costante (leggasi: costante e in decisa pendenza) oltre ad essere a tratti molto esposta (leggasi: non proprio consigliata a chi soffre di vertigini).
Splendide le vedute su quel che resta del Ghiacciaio dei Forni, sul gruppo del Cevedale e sulla conca di Santa Caterina Valfurva.
L’ultimo tratto è il più tosto ma, raggiunto il Dosso (2350 m), la fatica svanisce davanti al maestoso panorama.
Mi inchino al cospetto del Tresero.
Dopo averlo ammirato per giorni dal fondo valle, finalmente  sono arrivata così vicina alla sua sommità. 

Per la discesa, noi abbiamo scelto il sentiero denominato La Romantica, percorso senza dubbio “romantico “ per i molti punti panoramici, ma trattasi pur sempre di una direttissima, con una cinquantina di stretti tornanti, che in meno di un’ora scende per oltre 600 metri di quota.
Proprio “romantico” non direi!
a.t.













































domenica 16 agosto 2026

Martedì 21/7/26 - sentiero 571 - Monte Confinale

Dal centro di Santa Caterina imbocchiamo il sentiero 571 in direzione di Tovo e Ables. Sopra di noi il cielo è diviso a metà.
Verso la valle dei Forni stazionano nuvoloni grigi a bassa quota; verso la Valle del Confinale si aprono invece spicchi d’azzurro.
Mappa alla mano, saliamo con pendenza accettabile nel bosco di larici e abeti.
Il tracciato alterna vecchie mulattiere, brevi tratti di strada sterrata e minuscoli passaggi fra l’erba alta.
Nessun umano in vista e silenzio assoluto, anzi più che perfetto.
Da località Borca in poi è un susseguirsi di cambi di scena e di giochi di luce: cupi  sottoboschi si alternano a prati scintillanti.
Numerose le baite perse nel nulla delle radure: alcune fatiscenti, altre da poco restaurate.
Il dislivello totale, dal paese al punto più alto raggiunto, è poco più di 200 metri e il tragitto si sviluppa con continui sali-scendi e numerosi bivi.
Anche in questa zona le numerazioni dei sentieri seguono “una logica propria”, non sempre decifrabile.
Il panorama su Santa Caterina, sulla valle del Gavia e le cime del Cevedale è da cartolina.
Il temporale ci sfiora appena e alla fine ci risparmia: mantelle asciutte, oggi!

a.t.