I miei muscoli e quel che resta dei miei menischi non sono proprio d’accordo, ma non mi viene concesso il diritto di veto.
Zaino di nuovo in spalla partiamo, sospinti dal vento che torna a ruggire attorno a noi. Appena il sole si attarda dietro a qualche nuvola, la temperatura si abbassa in modo repentino.
Guadagno labbra blu e dita delle mani cadaveriche.
Ci attendono 800 metri di dislivello da percorrere lungo il sentiero 525 fino al 556.
Il paesaggio è da brividi e non solo per la temperatura.
Maestose le cime che sfioriamo e la valle che si apre davanti a noi.
Come un infinito gioco di prestigio, ad ogni sperone guadagnato o ad ogni curva raggiunta, appare un altro tratto di strada.
Il fondo valle è lì, ad una manciata di passi, ma è tutta un’illusione ottica. E' come se ogni metro di discesa conquistato ne generasse altri, all'infinito.
Parecchi i tratti esposti fino alla baita dei pastori.
Il tracciato in alcuni punti si restringe al limite del calpestabile.
Preferibile non soffrire di vertigini!
Repentina ( leggasi: ripidissima) anche la discesa che parte dalla traccia 556 verso il Ponte delle Vacche, per poi tornare quasi umana fino a Santa Caterina.
Viva le ginocchiere, che oggi hanno svolto un egregio sostegno alle mie povere articolazioni!
a.t.
S. Caterina 10' ...ma ne mancano ancora 20'























































