In questa estate torrida, l’altitudine non è un dettaglio banale.
15 gradi in meno rispetto alla nostra città non sono male.
La stagione turistica a Santa Caterina è appena iniziata. Per il momento, pochi i vacanzieri.
Il silenzio che aleggia fra le vie del paese è interrotto dal garrire delle rondini e dei balestrucci. Seguo incantata i loro voli acrobatici, che si intrecciano con quelli geometrici dei codirossi.
Colori ovunque, dai fiori di campo alle surfinie sui balconi.
Profumo di erba appena tagliata, di muschio e di resina.
Mentre cerco di dare un senso al nuovo panorama che mi circonda, memorizzo nomi, cime, valli; fotografo bivi e indicazioni dei sentieri; studio le mappe.
Mi colpisce una cima cupa e dal profilo netto, visibile dal centro del paese. Ha la forma di una piramide. Scartabellando fra le mappe ho trovato il suo nome: Pizzo Tresero.
Stupendo.
Maestoso.
Mi riprometto di avvicinarmi alla sua cima, fra qualche giorno. Per ora mi accontento di osservarla dal basso.
Domani, tempo permettendo, percorreremo un anello che parte a pochi metri dalla nostra dimora, in direzione del monte Sclanera.
Curiosità: il nome deriva dal dialetto valtellinese:
* S-cià: indica una spaccatura, fenditura o gola.
* Nera: si riferisce al colore scuro delle rocce e anche all'aspetto cupo del profondo solco vallivo in cui scorre il rio omonimo.







