giovedì 2 aprile 2026

sabato 28 marzo 2026 - Airuno - Crosaccia - Aizurro - Airuno

Il vento dei giorni passati ci regala una tregua.
Una rapida occhiata alle mappe e scegliamo di partire da Airuno, per un anello che il web classifica come "privo di pericoli e impegnativo quel che basta".
Nei pressi della stazione cerchiamo il sentiero 7, quello che ci porterà fino alla Crosaccia.
Poco più di un’ora di marcia, così dicono.
Zaino in spalla, kit di sopravvivenza, scarponi e macchina fotografica (la mia scusa per le pause-premio)… alle 10:10 si parte.
I fitti boschi di castagni ci accolgono subito con il loro abbraccio.
Un silenzio quasi irreale ci accompagna.
Il bianco ed il viola di anemoni e vinche, ovunque.
Il percorso è effettivamente privo di pericoli, oggi neppure troppo fangoso.
Pochi i punti panoramici, data la fitta vegetazione.
A metà tracciato, l'unico tratto in falsopiano mi permette di ripristinare i battiti.
Per il resto, si sale senza tregua, un gradone dopo l’altro.
I miei quadricipiti hanno costantemente “lottato” fino all’arrivo.
Per salvaguardare le articolazioni delle ginocchia, abbiamo poi scelto di scendere verso Aizurro lungo un tracciato privo di gradoni, ma comunque sempre “bello ripido”.

Nota finale: lo splendido planare di quattro rapaci.
Io azzardo " poiane", ma lascio ai più esperti l’esatta identificazione.

a.t.
























giovedì 5 marzo 2026

22 febbraio 2026 - da Como a Brunate



Progetto odierno: in treno fino a Como e poi scarpinata fino al Faro Voltiano.
Progetto riveduto in corso d’opera: ci si ferma a Brunate.
Il Faro Voltiano resta fra i progetti.

Fatti e motivazioni
Un modernissimo treno diretto a Lucerna, ci porta fino a Como ( per inciso e per inspiegabili incroci del destino, o per casualità o sincronicità - non saprei - al ritorno ci ritroviamo seduti sui medesimi sedili del treno, nella medesima carrozza, davanti alla stessa persona che ha condiviso con noi il viaggio di andata)
Dalla stazione, ci dirigiamo verso l’attacco del sentiero, evitando di prendere la funicolare per Brunate e scoprendo solo al momento di tornare che era comunque chiusa per ristrutturazione.
Impavidi e scattanti, aggettivi attribuibili solo miei compagni d’avventura, raggiungiamo il primo bivio e imbocchiamo la salita Carescione.
Scelta dettata dal fatto che, rispetto al percorso di destra, sembra più abbordabile.
Le poche istantanee che riesco a scattare, soprattutto per riprendere fiato, testimoniano la "viacrucis" che spetta a chi si imbarca in questa avventura.
Gli sportivi del mio gruppo si arrampicano in stile stambecco e sorridono ad ogni mia richiesta di ossigeno.
Dietro le reti di protezione, il panorama si mostra in tutta la sua bellezza, incurante del mio incedere da bradipo.
Confesso di aver più volte fatto il conto di quanto mi sarebbe costato un recupero in elicottero. Mai fatta così tanta fatica, che ho attribuito ad una recente influenzetta, per non incolpare l'età che avanza.
Ma, alla fine, almeno alla stazione di Brunate ci sono arrivata.
Un'ora dichiarata su uno dei cartelli. Due ore su un altro. Il mio tempo ometto di trascriverlo, per decenza.
La Scalinata Pirotta da percorrere in discesa, lungo il tragitto della funicolare, è il tocco finale che trasforma in cemento i miei muscoli.
Fiori e fiorellini ad addolcire la mia fatica.

a.t.