giovedì 2 agosto 2018

20 luglio 2018 - N.S. della Guardia - Varazze


Nostra Signora della Guardia si trova sul cucuzzolo del Monte Grosso e si affaccia sul tratto di mare che ospita Varazze.
Partenza ore 11:00. Siamo in gran ritardo e fortunatamente il sole è celato da un convincente strato di nubi tropicali.
Non c’è un filo d’aria, il che rende la salita verso il santuario subito difficoltosa, nonostante la minima pendenza del sentiero.
Ci lasciamo alle spalle il centro di Varazze e tutto il suo brulicare di gente e imbuchiamo a piedi una viuzza che transita lungo ville spettacolari, fino all'inizio della sterrata.
Respiriamo aria umida e carica di profumi.
I muri che costeggiano il sentiero, ricoperti di "cocci aguzzi di bottiglia", riportano alla luce la poesia di Montale.
La vegetazione attorno è ricca di ginestre, mirti, eriche e felci.
Il richiamo delle cicale sovrasta in modo prepotente ogni possibile altro suono.
Resti di tronchi di pini anneriti svettano verso il cielo, testimoni di vasti incendi del recente passato.
I gabbiani in volo, seguono le correnti ascensionali.


A soli due chilometri dalla partenza scorgiamo il santuario fra la vegetazione.
Nonostante la quota modesta, la visione d'insieme è unica.
Davanti a noi il Mar Ligure.
Tutto intorno, un susseguirsi di morbide colline verdeggianti.
a.t




























domenica 29 luglio 2018

18 luglio 2018 - Santuario di Santa Lucia -SV


Canto I – Paradiso – Dante Alighieri

 La gloria di colui che tutto move
 per l’universo penetra, e risplende
 in una parte più e meno altrove
 Nel ciel che più de la sua luce prende
 fu’ io,  e vidi cose che ridire
 né sa né può chi di là sù discende ;
 perché appressando sé al suo disire,
 nostro intelletto si profonda tanto,
 che dietro la memoria non può ire. (...)


Non vorrei mai che questa citazione fosse ritenuta irriverente!
Altro è il vissuto e il narrato del Sommo Poeta, ma, uscendo dal buio delle Grotte di Toirano, un lampo mi ha riportato indietro nel tempo, fino ad una delle incredibili lezioni di letteratura della mia mitica professoressa N.
La temuta prof. N., capace di gelare il sangue di noi studenti con i suoi occhi di ghiaccio, ma anche di incantare le menti di chiunque si fosse lasciato rapire dalla sua teatrale ( da intendersi letteralmente!) e coinvolgente favella.
Dunque, appena uscita dagli oscuri meandri delle grotte di Toirano – Sv – d’istinto mi viene di alzare lo sguardo verso l’alto, in cerca di luce.

Oggi, 18 luglio 2018, la luce è un miraggio, dato il tempo da lupi, ma lassù mi aspetta un
santuario speciale, incastonato fra le rocce, mimetizzato, direi.
Altro balzo a ritroso nella storia, fino all'epoca tardo-medievale, quando , nascosto fra gli anfratti, lì già esisteva un luogo di culto dedicato a Santa Lucia.
Poi, le solite opere di aggiunta, restauro, ampliamento.
La “grotta-votiva” diventa una vera e propria chiesa, mantenendo la sua duplice natura di roccia e cemento.
Nel 1519 viene innalzata al ruolo di “santuario” .
Una bolla papale a riprova.
Due cipressi secolari fanno ancora da spalla all’adiacente “casa dell’eremita”, protetta da una torre campanaria barocca.
All’interno del santuario, l’altare sopraelevato conserva, o forse meglio, imprigiona dietro una grata, la statua in marmo della santa.
Naturalmente: pace, silenzio e un panorama perfetto a beneficio degli occhi .
                                                                                                                                    a.t.



















lunedì 23 luglio 2018

16 luglio 2018 - Grotte di Toirano - SV


Milletrecento metri nel ventre della terra.
 Una sfida, per me che solitamente rifuggo oscurità e luoghi chiusi.
Lungo la Val Varatella, nell’entroterra della Riviera di Ponente, una cinquantina di grotte naturali si aprono fra i calcari dolomitici.
Dal 1953 il complesso delle Grotte di Toirano è, per un tratto, aperto al pubblico.
Il percorso è ben attrezzato: passerelle in legno, cemento e acciaio. Un sali-scendi di scale che conducono alle splendide Grotte della Strega e a quelle di Santa Lucia.
La roccia attorno pare viva. Se ne avverte il gelido respiro. Si intuisce la sua forma futura, disegnata dal congelarsi delle miriadi di lacrime che si insinuano fra le rocce.
Dall’alto, bianche stalattiti che sembrano pugnali.
Dal basso, stalagmiti e colonne d’alabastro, che paiono sentinelle.
Il silenzio delle profondità è scandito dal ticchettio dell’acqua.
Un suono che si fa Tempo.
Piccoli specchi d’acqua, trasparenti come vetri, sono la dimora di creature cieche, antiche quanto la Vita. 
La ressa dell’ingresso piano piano si smembra.
Percorrere in solitaria quelle profondità diventa cura per i pensieri. 
Ogni voragine in cui precipita il percorso, ogni   creatura calcarea che prende vita fra le rocce, ogni antro che somiglia ad un'enorme bocca spalancata, fanno crescere in modo esponenziale ciò che la vita quotidiana spesso tiene imbrigliata:la fantasia.
La guida interrompe la corrente per pochi secondi: il buio, pesante quanto una lastra d’acciaio piazzata sul cuore, mi gela il sangue .
a.t.
p.s. chiedo venia per la pessima qualità delle immagini by cell.



















lunedì 9 luglio 2018

8 luglio 2018 – Cornizzolo


 Arrivare in vetta ha un che di simbolico. Ne sa qualcosa chi frequenta la montagna e non è scontato affermare che la fatica viene in ogni caso premiata.



Lungo il percorso di questa domenica, appena lasciata la frazione Pozzo di Civate, veniamo per qualche minuto coinvolti e travolti dalla gioia di alcuni sconosciuti che stanno attendendo una centenaria.
Festeggerà lì, fra le montagne, il suo traguardo, la sua vetta. Un caso, sincronicità, chiamatela come volete.
A ciascuno la sua vetta e, per quel che ci riguarda, un’emozione in più da aggiungere a questa giornata.







Torniamo alla escursione odierna. Lasciata la comitiva festante, proseguiamo lungo una comoda mulattiera lastricata, seguendo l’indicazione per San Pietro al Monte.




Ora del ….la partenza 11:20 – siamo decisamente in ritardo, rispetto ai miei canoni abituali. Sconteremo ciò, soffrendo in silenzio quando il sole a picco si prenderà la sua rivincita su di noi! 




Muretti, recinzioni e cancelli fanno da sponda al percorso: molto, fin troppo, curato. Continuo a non amare i sentieri acciottolati, scomodissimi in discesa e troppo in contrasto con la natura circostante. 
 Alcuni esempi di architettura rurale del passato ( il cartello segnaletico indica il XIX sec) sono stati recuperati: si tratta di "casoti" in pietra, per ripari notturni dei pastori, durante le permanenze in quota.



Al primo bivio, seguiamo il sentiero n. 10
Dopo il primo tratto di “riscaldamento” la pendenza si fa sentire. Fortunatamente il fitto bosco ci protegge dal sole.



Quarantacinque minuti a passo ritmato ( ritmato dal fiatone!), fra il canto degli uccellini e il profumo dei primi ciclamini, poi il bosco si apre nell’incantevole radura che ospita il santuario di San Pietro al Monte.
I  prati sono affollati da ogni genere di turista: da quello semplicemente sdraiato sull’erba, a quello che si è portato persino la tenda da campeggio.
Quota 663 m.







Appena dietro il santuario, riprendiamo il sentiero che ci stronca nuovamente il fiato: più che un sentiero è una sorta di gradinata senza fine, il cui fondo di terra e radici è trattenuto dai tronchi.
Una sorta di Via Crucis.
Una selezione naturale davvero convincente.



Tratti con varia pendenza si alternano fino alla fine della quota boschiva, al limitare della quale scorgiamo, lontanissimo, il rifugio e, sulla sinistra, il Resegone.





Sotto di noi i laghi.
Sulle nostre teste, ombre volanti.
Il Cornizzolo è punto di partenza per gli amanti dei parapendii e dei deltaplani. 





Il bosco ci riassorbe lungo un tratto nuovamente ripido. Il tracciato si inerpica su roccette a tratti esposte. La vegetazione è decisamente cambiata: betulle, carpini, ippocastani, robinie, lasciano il posto agli arbusti.
Ultimo tratto ripido e l'arrivo al rifugio Consiglieri. Quota 1095. 
Gente ovunque, arrivata  in gran parte in auto dalla strada adiacente. 
Festa degli alpini, tavolate, brindisi, musica e canti in sottofondo.
Prati anche qui gettonatissimi per la tintarella d'alta quota.
Molti gli intrepidi ciclisti. 





Guardiamo la cima del Cornizzolo. E' lì che dobbiamo giungere, lungo un sentierino tracciato nel prato, che nell'ultimo tratto diventa roccioso. 




Quota 1241 m.

Spettacolo. Silenzio. Pace.






a.t.