domenica 25 settembre 2016

Castello di Vezio


24 Settembre 2016.
La giornata è splendida.
In meno di un’ora di treno siamo a Varenna.
Il tema dell’acqua è un filo conduttore costante dei nostri spostamenti e oggi il lago ci accoglie in una veste davvero affascinante. Il sole, con il suo arco ormai basso, taglia la superficie delle acque riflettendo una luce argentata. L’effetto è da favola.
Ci allontaniamo dal centro del paese, ancora affollato di turisti e seguiamo l’indicazione per il Castello di Vezio.
Una ventina di minuti di ripido sentiero fra boschi di castagni, noccioli, larici e robinie ( respirando profondamente, cogliamo il profumo degli ultimi ciclamini) ci porta a dominare il lago e a scoprire un angolo di flora mediterranea, con agavi, palme e olivi.
Nascosto in parte dalla vegetazione, scorgiamo il Castello.
In una gabbia posta appena dopo l’ingresso ( a mio modesto parere, un po’ sotto dimensionata), un gufo reale di nome Artù osserva il passaggio dei visitatori. Non inganni, però, la sua aria pacata, il suo muoversi lento e armonioso. Artù è e resta un rapace, capace di divorare in pochi secondi le piccole prede che gli sono offerte in pasto, sotto gli occhi inorriditi dei visitatori.
Dell'originaria struttura del Castello di Vezio, sorta probabilmente su resti di una roccaforte romana, rimane ben poco    e le fonti relative alla sua storia e ai suoi passaggi di proprietà non sono attendibili.
Attualmente è di proprietà privata e l'intera area viene affittata ad un’associazione che si occupa del suo mantenimento.
Le mura in parte crollate, delimitano un’area al centro della quale si erge la torre, 
visibilmente ricostruita di recente. 
Una serie di ripide scale, consente di salire fino in cima e di godere di un panorama stupendo.
Altrettanto incantevole lo spiazzo antistante l’ingresso, che si staglia a picco su Varenna.
Da qualche anno il Castello ospita un centro di cura e addestramento i rapaci.
Davvero regale il giovane esemplare di falco che abbiamo avuto la possibilità di ritrarre, al braccio del suo addestratore.















































mercoledì 14 settembre 2016

Villa Arconati – Castellazzo di Bollate


11 settembre 2016


Splendida e non per nulla definita una piccola Versaille: Villa Arconati è un altro dei tanti gioielli lombardi che vale la pena visitare.
Il suo nucleo più antico risale all’epoca medievale.
Nel 1610 l’erede della famiglia Arconati, tale Galeazzo, ne diventa proprietario, dando vita alla prima parte del suo ampliamento.
Luogo d'intrattenimento, dimora soprattutto estiva, la villa era nata per ospitare e stupire.
E’ circondata da un immenso parco (animato da sculture fantasiose, giochi d’acqua e  fontane   solo in parte ancora funzionanti) conservato ancora egregiamente ( fatto salvo alcune aree che necessitano di interventi di ripiantumazione e saggia potatura!).
Villa Arconati è oggi uno scrigno vuoto : l’impatto visivo rende ancora più accentuata la discrepanza fra quello che essa rappresentò in passato dal punto di vista culturale e il suo attuale stato di decadimento.
All’interno un museo raccoglieva, tanto per citare qualche esempio, quadri di Tiziano, statue d’epoca romana, una ricca biblioteca e, così riferisce la guida, il Codice Atlantico.
Le sale per banchetti, le cappellette, gli studi privati, le stanze per gli ospiti dotate di bagno interno e il salone dei ricevimenti (affrescato dai fratelli Galliari - gli scenografi del Teatro Regio di Torino, gli stessi che realizzarono le scene dell' opera che inaugurò la Scala di Milano – 1778), nonostante siano oggi completamente spogli, sono di una bellezza che lascia senza parole.
Dallo splendore al declino, dunque: Villa Arconati è stata abitata dagli ultimi eredi fino agli anni Ottanta e via via spogliata dei suoi beni.
Nel  2004 ha ricevuto il maggior numero di segnalazioni dal FAI, quale “luogo del cuore da non dimenticare”.
E’ di quegli anni un discutibile, per non definirlo “folle”, progetto di restauro che prevedeva la contemporanea realizzazione di immobili di lusso nella zona confinante con il  parco. Attualmente Villa Arconati è sede della Fondazione Augusto Rancilio, che si occupa della promozione di attività culturali destinate a finanziare il restauro della villa.


































lunedì 12 settembre 2016

Oasi WWF di Caloggio


Domenica 11 settembre 2016.
Non so se la scelta di visitare l’Oasi WWF di Caloggio in questo periodo dell’anno e con le condizioni atmosferiche odierne ha reso piena giustizia al luogo che, da quanto leggiamo sulle recensioni, è unico nel suo genere, per varietà di piante ed animali selvatici presenti. La giornata è afosa come fosse pieno agosto e, probabilmente, una muta da sub ci avrebbe risparmiato dall’attacco di una quantità impensabile di zanzare.
Ci troviamo a Bollate, nella parte più a sud del Parco delle Groane.
Lungo la via Caloggio, nei pressi della piscina comunale, un ponticello di legno segna l’accesso all’Oasi, la cui estensione copre sette ettari.
Compresa entro la  linea di confine fra l’alta e la bassa pianura Padana,  è caratterizzata dalla presenza di numerosi fontanili, mentre il 
torrente Nironeconsiderato il corso d’acqua naturale più pulito della zona compresa fra il Ticino e l’Adda, ne delimita il confine ad est . 
Seguiamo un sentiero che si fa strada fra il bosco di ontani, salici, sanguinelle, querce, carpini, olmi e robinie, al centro del quale si apre una vasta distesa utilizzata come vivaio .
Il sottobosco è a tratti fittissimo: rovi, arbusti di rose canine , edera e pervinca tappezzante formano una macchia uniforme di colore.
Probabilmente in altra stagione si può godere di ben altro effetto visivo. Penso alle sfumature autunnali o ai riflessi primaverili, quando i fiori iniziano a sbocciare.
Oggi, sinceramente, l’aspetto dell’Oasi ha un che di dismesso, abbandonato. 
Nonostante fossimo i soli all’interno dell’area e in assoluto-religioso silenzio, abbiamo sentito solo il lontano cinguettare di qualche volatile e goduto del rapido svolazzare delle ultime farfalle. Zanzare, api, calabroni presenti invece in grande quantità e moltissime anche le libellule, splendide nelle loro  evanescenti sfumature.




l'accesso all'Oasi






...piantagioni di Ambrosia!




vivaio