Domenica 11 settembre 2016.
Non so se la scelta di visitare l’Oasi WWF di Caloggio in questo periodo dell’anno e con le condizioni atmosferiche odierne ha reso piena giustizia al luogo che, da quanto leggiamo sulle recensioni, è unico nel suo genere, per varietà di piante ed animali selvatici presenti. La giornata è afosa come fosse pieno agosto e, probabilmente, una muta da sub ci avrebbe risparmiato dall’attacco di una quantità impensabile di zanzare.
Ci troviamo a Bollate, nella parte più a sud del Parco delle Groane.
Lungo la via Caloggio, nei pressi della piscina comunale, un ponticello di legno segna l’accesso all’Oasi, la cui estensione copre sette ettari.
Compresa entro la linea di confine fra l’alta e la bassa pianura Padana, è caratterizzata dalla presenza di numerosi fontanili, mentre il torrente Nirone, considerato il corso d’acqua naturale più pulito della zona compresa fra il Ticino e l’Adda, ne delimita il confine ad est .
Seguiamo un sentiero che si fa strada fra il bosco di ontani, salici, sanguinelle, querce, carpini, olmi e robinie, al centro del quale si apre una vasta distesa utilizzata come vivaio .
Il sottobosco è a tratti fittissimo: rovi, arbusti di rose canine , edera e pervinca tappezzante formano una macchia uniforme di colore.
Probabilmente in altra stagione si può godere di ben altro effetto visivo. Penso alle sfumature autunnali o ai riflessi primaverili, quando i fiori iniziano a sbocciare.
Oggi, sinceramente, l’aspetto dell’Oasi ha un che di dismesso, abbandonato. Nonostante fossimo i soli all’interno dell’area e in assoluto-religioso silenzio, abbiamo sentito solo il lontano cinguettare di qualche volatile e goduto del rapido svolazzare delle ultime farfalle. Zanzare, api, calabroni presenti invece in grande quantità e moltissime anche le libellule, splendide nelle loro evanescenti sfumature.
l'accesso all'Oasi
...piantagioni di Ambrosia!
vivaio
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