24 Settembre 2016.
La giornata è splendida.
In meno di un’ora di treno siamo a Varenna.
Il tema dell’acqua è un filo conduttore costante dei nostri spostamenti e oggi il lago ci accoglie in una veste davvero affascinante. Il sole, con il suo arco ormai basso, taglia la superficie delle acque riflettendo una luce argentata. L’effetto è da favola.
Ci allontaniamo dal centro del paese, ancora affollato di turisti e seguiamo l’indicazione per il Castello di Vezio.
Una ventina di minuti di ripido sentiero fra boschi di castagni, noccioli, larici e robinie ( respirando profondamente, cogliamo il profumo degli ultimi ciclamini) ci porta a dominare il lago e a scoprire un angolo di flora mediterranea, con agavi, palme e olivi.
Nascosto in parte dalla vegetazione, scorgiamo il Castello.
In una gabbia posta appena dopo l’ingresso ( a mio modesto parere, un po’ sotto dimensionata), un gufo reale di nome Artù osserva il passaggio dei visitatori. Non inganni, però, la sua aria pacata, il suo muoversi lento e armonioso. Artù è e resta un rapace, capace di divorare in pochi secondi le piccole prede che gli sono offerte in pasto, sotto gli occhi inorriditi dei visitatori.
Dell'originaria struttura del Castello di Vezio, sorta probabilmente su resti di una roccaforte romana, rimane ben poco e le fonti relative alla sua storia e ai suoi passaggi di proprietà non sono attendibili.
Attualmente è di proprietà privata e l'intera area viene affittata ad un’associazione che si occupa del suo mantenimento.
Le mura in parte crollate, delimitano un’area al centro della quale si erge la torre, visibilmente ricostruita di recente.
Una serie di ripide scale, consente di salire fino in cima e di godere di un panorama stupendo.
Altrettanto incantevole lo spiazzo antistante l’ingresso, che si staglia a picco su Varenna.
Da qualche anno il Castello ospita un centro di cura e addestramento i rapaci.
Davvero regale il giovane esemplare di falco che abbiamo avuto la possibilità di ritrarre, al braccio del suo addestratore.
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