Giornata serena e caldissima.
Dopo aver lasciato il lago del Segrino e raggiunto il paese di Canzo, giungiamo in auto fino alla Fonte Gajum. E' qui che ha inizio la nostra escursione, seguendo il torrente Ravella.
Il sentiero è in realtà una larga mulattiera: forse ( forse) bella a vedersi, ma scomodissima da percorrere ( soprattutto al ritorno, in discesa). Personalmente continuo a preferire i sentieri "più naturali".
La pendenza si fa subito sentire: la foto qui sotto non rende!
Seguiamo il percorso che ci porta in breve ad immergerci in un bosco di conifere il cui profumo mi riporta indietro nel tempo, alle gite in Trentino di tanti anni fa.
La presenza di tanti abeti e pini mi stupisce. Altra è la vegetazione dei monti limitrofi. Un espositore lungo il sentiero, con annesso cartello descrittivo, fuga i miei dubbi. Tutto questo territorio, che ora fa parte della Foresta Regionale dei Corni di Canzo, in passato era stata disboscata per creare pascoli. A partire dal 1956 iniziarono i primi espropri da parte del Demanio, che continuarono fino agli anni Ottanta. Fin dall'inizio degli espropri vennero creati vivai forestali destinati a produrre piante per il rimboschimento. La scelta di allora cadde su esemplari di Abeti rossi, Larici giapponesi e Pini. La natura completò poi la sua opera: i già esistenti boschi di Betulle, Noccioli e Sorbi andarono a riconquistare i pascoli abbandonati. Attualmente sono in corso d'opera interventi di sfoltimento delle aree delle conifere, per facilitare il ritorno delle latifoglie e delle specie arboree autoctone, quali l'Olmo, il Ciliegio, il Frassino e il Tiglio.
Poco prima di giungere a Prim'Alpe, il bosco si apre regalando una vista da favola. Oltre la vegetazione appare netto il profilo dei Corni, la nostra meta.
Al Rifugio SEV manca ancora un'ora e mezza.
Seguiamo l'indicazione per Second'Alpe: il sentiero si restringe e la pendenza aumenta!
La scusa di ammirare estasiati gli splendidi alberi secolari che fanno da cornice al percorso, ci fa recuperare il fiato. "Due piccioni con una fava": mai detto così appropriato.
Il sentiero-mulattiera è a tratti racchiuso da muretti in cemento. Sopra le nostre teste, il coro instancabile di una miriade di uccellini.
Ogni tanto controlliamo l'orologio. In montagna non si dovrebbe fare. Bisognerebbe lasciarsi guidare da altri pensieri. In ogni caso, siamo in anticipo rispetto ai tempi dichiarati sulla segnaletica e in meno di venti minuti raggiungiamo Second'Alpe.
Qui, grazie ad un'operazione di recupero che ha visto collaborare gruppi di volontariato, associazioni, tecnici, storici, è stato riportato alla luce un vero e proprio paese, con le sue case, le stalle, un forno per il pane, la fontana.
Per la maggior parte si tratta solo di ruderi o fondamenta, ma la Regione Lombardia e l'Ente che gestisce la Foresta regionale dei Corni di Canzo hanno creduto in questo recupero, in nome della memoria locale e delle tradizioni di un tempo.
Ad accoglierci, in questo angolo così particolare, un Tiglio gigantesco.
Qualche minuto per recuperare le energie e poi di nuovo in marcia verso Terz'Alpe.
Finalmente la mulattiera acciottolata lascia il posto alla terra battuta e la natura ne guadagna in bellezza.
Come già con Prim'Alpe, il bosco si apre all'improvviso in una ampia radura.
Terz'Alpe appare in tutta la sua possenza. Ad un primo sguardo, pare protetto da una rocca fortificata.
Al rifugio Sev, ora.
Un'altra inaspettata sorpresa appena superato il limite altimetrico del bosco: la roccia pura che si staglia nel cielo. E' questo l'effetto che amo di più della montagna. La sua durezza essenziale.
Sotto di noi il resto del mondo.
E di qui ammiriamo ogni singola cima che ci circonda.
a.t.
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