Laorca – val Calolden
Domenica d’agosto.
Lascio la mia città semi-deserta e oppressa da un’afa che quest’estate non dà tregua: cerco silenzio e aria fresca. Destinazione: Pian dei Resinelli, un luogo che mi ricorda l’infanzia, i giochi sulla neve, i primi approcci con lo sci.
Oggi scelgo di raggiungere il Piano percorrendo un vecchio itinerario che mi dicono frequentatissimo prima che fosse aperta la carrozzabile che giunge da Ballabio.
Leggo sulla cartina: sentiero ripido lungo il bosco, dislivello 830 m, tempo stimato: ore 2:20… e quel “venti”…mi fa sorridere! La matematica applicata alla montagna è una scienza a sé!
Dal paesino di Laorca, che da nativa non sapevo neppure esistesse, trovare il punto di partenza per il sentiero n. 2 non è stato così immediato. Il navigatore mi ha portato a fare per due volte il giro del paese: alla fine, le indicazioni di una buon’anima del posto hanno risolto l’enigma.
Lasciata dunque l’auto presso il tornante della provinciale della Valsassina, prossimo al capolinea dell’ autobus, ho imboccato una stradina a destra di un torrente, segnalata da un cartello giallo semi-inglobato da rovi di lamponi.
Val Calolden, una selvaggia valle chiusa tra le pareti del Coltignone della Costa Adorna: si parte. .
Una bandiera giallo-bianco-rossa verniciata sulle rocce, fungerà da guida.
La ripida mulattiera chiusa fra cespugli diventa presto uno stretto sentiero, intervallato da gradoni in pietra intrecciati alle radici di piante secolari .
Il torrente Calolden è muto: il suo alveo è completamente in secca. Il caldo di questa estate 2015 è davvero eccezionale.
Tutto intorno anche il bosco è insolitamente silenzioso: i rumori della strada non troppo distante, sono filtrati dalla vegetazione selvaggia e, forse complice il caldo umido quasi soffocante, anche gli uccelli tacciono.
I boschi privi di suoni hanno un che di magico e fuori dal Tempo. Se poi vi aleggia una nebbiolina che sfuma ogni contorno, il gioco è fatto e dimenticare il quotidiano vivere diventa inevitabile.
Da una bacheca in legno che illustra le caratteristiche geologiche della valle, leggo che mi trovo a quota 615.
Mi circondano faggi secolari dai tronchi perfettamente allineati verso il cielo; betulle eleganti, sottili, candide; cespugli contorti di noccioli; felci, edere;distese di pervinca prive di fiori e il profumo penetrante dei ciclamini, da respirare a pieni polmoni. Il bosco ceduo non lascia penetrare i raggi del sole.
Qualche rudere è stato inghiottito dalla flora e il silenzio, ripeto, mi pare quasi esagerato.
Il sentiero non lascia un attimo di respiro. La fitta vegetazione non dà modo di orientarsi. Mi affido alle bandierine dipinte sulla roccia e ai mucchietti di sassi sistemati in bilico presso i bivi e cammino, passo dopo passo, con il respiro affaticato di chi non ha più da tempo nelle gambe la Montagna.
Alla fine di una tratta dal dislivello mozzafiato, trovo un angolo incantevole: dalle rocce fluisce un rigagnolo che forma alcune pozze tonde, i cui giochi di luce che si riflettono sulle pareti.
Qui la sosta è quasi dovuta.
Riprendo la marcia, risalendo fra radici, terreno umido e scivoloso e pietroni. Quasi alla fine del tracciato, mi ritrovo sulla vecchia strada ferrata utilizzata come collegamento tra le miniere di galena, piombo e zinco della val Grande e della val Calolden.
Ho letto che veniva utilizzata per trasportare i minerali fino alla teleferica che scendeva a valle, verso le fonderie di Laorca. Nascosta fra i rovi, l’imboccatura di una galleria, ora impraticabile e divenuta una vergognosa discarica.
Tra i rami che ora paiono meno fitti, vedo i Corni del Nibbio.
Il bosco ha ora le vesti di una fitta pineta che sa di resina e all’improvviso si apre sotto il rifugio S.E.L. Rocca Locatelli ( nota: dedicato a Renzo Rocca, che un tempo ne conservava le chiavi. Fu deportato a Mauthausen, dove morì nel 1944.).
Luce.
Una leggera brezza.
Auto, turisti in tenuta cittadina: suoni/rumori della civiltà che ritorna...
Alla mia sinistra campi da tennis; davanti, in parte ancora nascosto alla mia vista dagli alberi, l’orrendo grattacielo costruito a ridosso dei pratoni, di cui serbavo memoria.
L’armonia della natura e le assurdità dell’uomo…
Pian dei Resinelli: 1280 m sopra il livello del mare.
Proseguo oltre il mio cammino in cerca di prati e di pace, meditando sulla matematica applicata alla montagna… che ancora non mi torna…











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