lunedì 17 agosto 2015

Il nostro Viaggio



Fragile,
come trame d'ali di farfalla.












Così era il nostro Tempo
finché non scorgemmo un tramonto sul lago.


Ombre siamo,
proiettate al suolo,

 


sui muri,


sui prati d'autunno,


































se l'uno nell'altro 
non si perde,
non s'abbandona,
non si ritrova.

Estate e ciclabili 2015

Dal Rondò dei Pini a Giussano – lunghezza 14.6 Km


Piste ciclabile a Monza e dintorni: cercansi.
O meglio: “trovansi”, ma in che condizioni?

Abbiamo i percorsi, gli spazi, le mete, i ciclisti. Quello che manca sono il senso civico, la logica dei tracciati e la voglia,( o la possibilità/interesse/altro?)… di mantenerle vive, fruibili, piacevoli da percorrere.

Partendo dal Rondò dei Pini, già l’esordio della locale pista ciclabile è discutibile: un mini-maciapiede di mattonelle rosate a prova di equilibrio che prende il posto, segue, si intreccia ( …?) con un secondo marciapiede lungo viale Elvezia .
Poche centinaia di metri e il tutto diventa semplicemente un” tratto privo di separazione dalla carreggiata stradale”...

Trovato il ritmo della pedalata, appena dopo una rotonda, appare la vera ciclabile, con il suo fondo completamente asfaltato e in buone condizioni. Nota dolente sono i rifiuti abbandonati lungo i bordi: troppi e, a quanto pare, raramente rimossi.
Il percorso prosegue senza interruzioni, affiancando la superstrada Milano-Lecco, fino a Giussano, dove si perde miseramente nel nulla.













Ferragosto 2015

Da Inesio (venticinque residenti) fino a Varenna ( con il suo pieno di turisti): un percorso, un viaggio, un passaggio della vita.

Nuvole grigie, rari angoli d’azzurro in cielo.
E’ una strana giornata di mezza estate. 
Siamo in Alta Valsassina. 
Solo poco più di settecento metri slm  bastano a rendere l’aria finalmente respirabile. 
Da un minuscolo parcheggio osservo la valle e le pareti dei monti circostanti. 
Poche rocce vi affiorano; molte le zone boschive colpite dalla lunga siccità di quest’anno. Immagino un intreccio di rami secchi e vedo estese chiazze brune che si mescolano al verde. 
Borghi antichi si abbarbicano al monte Muggio, in un improbabile gioco d’equilibrio. 
Poco lontano dal luogo in cui ci troviamo ora, ci sono parte delle mie radici: qualche insegna porta lo stesso cognome della mia bisnonna paterna. 
Riaffiorano ricordi lontani, racconti di un tempo, immagini ed emozioni. Le lunghe passeggiate sotto i boschi di castagni in autunno, la neve, i narcisi, i crocchi, i bucaneve sparpagliati nei prati. 
Le nuvole non ci danno tregua. A tratti pioviggina. 
Scendiamo verso Varenna, verso il lago, immergendoci nei profumi del giardino botanico di Villa Monastero …





 









 







domenica 16 agosto 2015

Ciclabile del Villoresi, maggio 2015

Percorso in bici lungo la ciclabile del Villoresi fino a Garbagnate.
P come percorso....
e come ... peccato per i tanti attraversamenti stradali e ferroviari.
Molti i tratti ben curati. Altri lasciati invece all’incuria del tempo, al vandalismo dei soliti ignoti e alla giurisdizione di Madre Natura, sempre pronta ad inviare rovi ed erbacce in avanscoperta.
P di pollini, piumini e tanti papaveri a rallegrare lo sguardo.
Pozzanghere e tratti sterrati, che spaccano le gambe e non solo.
Ponti e ponticelli, in un continuo zizzagare a destra e sinistra del canale.
Il profumo intenso dei gelsomini e delle robinie, papere, anatroccoli e il buffo gracidare delle rane…









lunedì 10 agosto 2015

Pian dei Resinelli, agosto 2015



Laorca – val Calolden 


Domenica d’agosto.
Lascio la mia città semi-deserta e oppressa da un’afa che quest’estate non dà tregua: cerco silenzio e aria fresca. Destinazione: Pian dei Resinelli, un luogo che mi ricorda l’infanzia, i giochi sulla neve, i primi approcci con lo sci.
Oggi  scelgo di raggiungere il Piano percorrendo un 
vecchio itinerario che mi dicono frequentatissimo  prima che fosse aperta la carrozzabile che giunge da Ballabio. 
Leggo sulla cartina: sentiero ripido lungo il bosco, dislivello 830 m, tempo stimato: ore 2:20… e quel “venti”…mi fa sorridere! La matematica applicata alla montagna è una scienza a sé!
Dal paesino di Laorca, che da nativa non sapevo neppure esistesse, trovare il punto di partenza per il sentiero n. 2 non è stato così immediato. Il navigatore mi ha portato a fare per due volte il giro del paese: alla fine, le indicazioni di una buon’anima del posto hanno risolto l’enigma.
Lasciata dunque l’auto presso il tornante della provinciale della Valsassina, prossimo al capolinea dell’ autobus, ho imboccato una stradina a destra di un torrente, segnalata da un cartello giallo semi-inglobato da rovi di lamponi.
Val Calolden, una selvaggia valle chiusa tra le pareti del Coltignone della Costa Adorna: si parte. .
Una bandiera giallo-bianco-rossa verniciata sulle rocce, fungerà da guida.
La ripida mulattiera chiusa fra cespugli diventa presto uno stretto sentiero, intervallato da gradoni in pietra intrecciati alle radici di piante secolari .
 Il torrente Calolden è muto: il suo alveo è completamente in secca. Il caldo  di questa estate 2015 è davvero eccezionale. 
Tutto intorno anche il bosco è insolitamente silenzioso: i rumori della strada non troppo distante, sono filtrati dalla vegetazione selvaggia e, forse complice il caldo umido quasi soffocante, anche gli uccelli tacciono.
I boschi privi di suoni hanno un che di magico e fuori dal Tempo. Se poi vi aleggia una nebbiolina che sfuma ogni contorno, il gioco è fatto e dimenticare il quotidiano vivere diventa  inevitabile.
Da una bacheca in legno che illustra le caratteristiche geologiche della valle, leggo che mi trovo a quota 615.
Mi circondano faggi secolari  dai tronchi perfettamente allineati verso il cielo; betulle eleganti, sottili, candide; cespugli contorti di noccioli; felci, edere;distese di pervinca prive di fiori e il profumo penetrante dei ciclamini, da respirare a pieni polmoni. Il bosco ceduo non lascia penetrare i raggi del sole.
Qualche rudere è stato inghiottito dalla flora e il silenzio, ripeto, mi pare quasi esagerato.
 Il sentiero non lascia un attimo di respiro. La fitta vegetazione non dà modo di orientarsi. Mi affido alle bandierine dipinte sulla roccia e ai mucchietti di sassi sistemati in bilico presso i bivi e cammino, passo dopo passo, con il respiro affaticato di chi non ha più da tempo nelle gambe la Montagna.
Alla fine di una tratta dal dislivello mozzafiato, trovo un angolo incantevole: dalle rocce fluisce un rigagnolo che forma alcune pozze tonde, i cui giochi di luce che si riflettono sulle pareti.
Qui la sosta è quasi dovuta.
Riprendo la marcia, risalendo fra radici, terreno umido e scivoloso e pietroni. Quasi alla fine del tracciato, mi ritrovo sulla vecchia strada ferrata utilizzata come collegamento tra le miniere di galena, piombo e zinco della val Grande e della val Calolden.
Ho letto che veniva utilizzata per trasportare i minerali fino alla teleferica che scendeva a valle, verso le fonderie di Laorca. Nascosta fra i rovi, l’imboccatura di una galleria, ora impraticabile e divenuta una vergognosa discarica.
Tra i rami che ora paiono meno fitti, vedo i Corni del Nibbio.
Il bosco ha ora le vesti di una fitta pineta che sa di resina e all’improvviso si apre sotto il rifugio S.E.L. Rocca Locatelli ( nota: dedicato a Renzo Rocca, che un tempo ne conservava le chiavi. Fu deportato a Mauthausen, dove morì nel 1944.).
Luce.

Una leggera brezza.
Auto, turisti in tenuta cittadina:   suoni/rumori della civiltà che ritorna...
Alla mia sinistra campi da tennis; davanti, in parte ancora nascosto alla mia vista dagli alberi, l’orrendo grattacielo costruito a ridosso dei pratoni, di cui serbavo memoria.
L’armonia della natura e le assurdità dell’uomo…
Pian dei Resinelli: 1280 m sopra il livello del mare.
Proseguo oltre il mio cammino in cerca di prati e di pace, meditando sulla matematica applicata alla montagna… che ancora non mi torna…
















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Cataluña, luglio 2015

In volo sopra il mare.
La mia mente è persa a fissare l’armoniosa danza delle nuvole, quando un’improvvisa virata dell’aereo mi rimescola i pensieri.
Un vuoto che dura alcuni istanti, il classico tuffo al cuore: così mi si presenta Barcellona.
Una visione inaspettata di luci, colori e suoni.
Gente ovunque, di ogni razza, sfumatura di pelle e di voce.
Ogni angolo è perfetto nel suo caotico sovraffollamento.
Barcellona va vissuta così: impossibile ergersi eremita.
Neppure di notte tace. E’ un pulsare continuo, un respiro che sa di tante vite così diverse.
Ognuno porta la sua tessera a Barcellona e il risultato è un sorprendente mosaico, la cui cornice oscilla fra l’austera architettura medioevale della città vecchia e la trasparenza dei moderni grattacieli; fra il lindo centro storico e lo squallore dei quartieri periferici; fra il gotico e il liberty, fino a esplodere nelle iperboliche geometrie di Gaudì.