giovedì 28 luglio 2016

Bernina Express



“Ogni viaggio è un distacco dalle proprie radici.
Un volo. E' la possibilità di dispiegare le ali, di veleggiare seguendo le correnti ascensionali…”


Ore otto e cinquanta: le nuvole basse di Tirano ci avvolgono in un gelido abbraccio: siamo a metà luglio, ma potrebbe esser novembre.
Varchiamo la soglia della stazione svizzera, in attesa del treno che ci porterà fino a St. Moritz.
Pochi metri e tutto cambia: o forse siamo noi a creare i presupposti per i cambiamenti, a ingigantirli, a non farli scivolar via. Sempre pronti a giudicare, a fare paragoni, quasi che il mondo intero debba ogni volta adattarsi a noi.
Varchiamo una soglia ed entriamo in un mondo dove le etnie si mescolano in un unico coro di molteplici voci, dialetti, culture, colori.
Una sorpresa.
Ogni viaggio è un distacco dalle proprie certezze.
Il treno rosso del Bernina, con i suoi enormi finestrini, simili ad occhi spalancati a catturare immagini, parte silenziosamente, insinuandosi fra i paesi del fondovalle, sfiorando le abitazioni, avvolgendosi lungo un viadotto elicoidale.
Più di centoventi chilometri di smisurata bellezza: ponti su panorami mozzafiato, gallerie che squarciano il cuore della montagna, che ci inghiottiscono in secondi d'interminabile buio, per proiettarci poi nei colori della natura.
Il tempo è da lupi, ma l’atmosfera è comunque speciale.
I nostri occhi osservano le imponenti cime, le foreste, i ghiacciai, i torrenti, i laghi da fiaba.

Nulla di nuovo, forse.
La montagna, nel mio caso, è sempre stata presente, ma qui è la modalità del viaggio a fare la differenza.
E’ come se il tempo si fosse preso una pausa.
Nessun affanno, nessuna fatica, solo il privilegio di sentirsi parte di tanta perfezione.

a.t.





























  

martedì 14 giugno 2016

12 giugno 2016 - Colico

Forte di Fuentes e Forte Montecchio.
A pochi passi da Colico, cumuli di macerie e muraglioni sommersi dalla vegetazione da un lato e due enormi blocchi di cemento sovrastati da quattro cannoni muti, dall’altro.
Il primo, Forte di Fuentes, voluto nel XVII secolo dal governatore dello Stato di Milano, Pedro Enriquez de Acevedo Conte di Fuentes   (quello delle grida manzoniane) per contrastare l’espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie (Grigioni svizzeri).
La storia racconta che i soldati che lo presidiarono per circa due secoli morissero più a causa della malaria per le vicine paludi del  Pian di Spagna, che per azioni di guerra.
Il secondo, Forte Montecchio, costruito fra il 1912 e il 1914 e mai utilizzato, se non per esercitazioni militari, è diventato oggi meta turistica.
Non aggiungo altre descrizioni: sul web le notizie in merito sono numerose.
Annoto solo il profondo senso di disagio provato nel varcare la soglia di entrambi i luoghi…

Forte di Fuentes














Forte Montecchio




 

lunedì 23 maggio 2016

Teatro Farnese - Parma

Di Parma mi resta nel cuore Palazzo Pilotta.
Attraversiamo il giardino antistante in una perfetta giornata di primavera. Sarà, ma anche il clima piacevole, il cielo terso, l’aria limpida, contribuiscono a rendere il visibile più bello. Palazzo Pilotta oggi è circondato di vita, colori, gente.
Saliamo al primo piano, lungo un’imponente scala . Un gigantesco portale ligneo ci lascia senza parole. E’ quello l’ingresso al Teatro Farnese.
Varchiamo la soglia e restiamo nuovamente senza fiato, ma non siamo gli unici. L’impressione di trovarci in un luogo speciale per bellezza e unicità ci accomuna ai tanti visitatori. Incredibile cogliere sui volti di ognuno una comune espressione, lo stesso identico sorriso che scatta appena gli occhi colgono lo splendore del teatro.
Un grande salone, completamente spoglio, scarsamente illuminato e circondato da gradinate in legno, abbraccia ogni visitatore.
Lo stupore sta proprio nel contrasto: niente tendaggi, nessuna poltrona imbottita, velluti, ghirigori dorati. La bellezza è nella pura semplicità, nella forma delle gradinate, che ricorda appunto un abbraccio, nel grande palco spoglio, con le sue travi grezze a vista, a fare da quinta, e la pavimentazione quasi eccessivamente inclinata verso il pubblico.
Non so quale spiegazione razionale dare, ma l’effetto provato è stato da brividi.
In origine, leggo, Teatro Farnese era una “sala d’arme e di tornei”, trasformata in teatro nei primi decenni del 1600 
per volontà di un duca di Parma e Piacenza, Ranuccio Idice la storia, che voleva render omaggio con uno spettacolo teatrale al soggiorno temporaneo a  Parma del  granduca di Toscana, Cosimo II.
La motivazione può far sorridere, può sorprendere, ma prendiamola così!
Il destino vuole che Cosimo II annullasse ogni viaggio, per motivi di salute, e il teatro rimase chiuso per molti anni. Fu inaugurato solo nel dicembre del 1628, per le nozze del figlio di Ranuccio con Margherita de’ Medici, figlia di Cosimo.
Nel 1944 un bombardamento aereo alleato lo distrusse quasi completamente.
Tra il 1956 e il 1965 venne ricostruito seguendo il progetto originario, ma solo recentemente è tornato ad ospitare eventi teatrali.
























domenica 22 maggio 2016

La Certosa di Parma

Periferia di Parma.
Certosa di Paradigna o Valserena, conosciuta anche come La Certosa di Parma.

Tutto mi sarei aspettata, tranne di varcare un luogo neutro, completamente spogliato della sua originaria spiritualità. Ignoravo la sua storia, soprattutto il suo declino e il suo recente riutilizzo.
Della costruzione originaria della fine del 1200 rimangono solo poche tracce, molte di esse semplicemente transennate, nascoste dall’erba e visitabili 
con la guida. Nulla rimane del progetto di fede che l’aveva animata. 

La Certosa fu fondata con l’approvazione di Bonifacio VIII e affidata ai monaci cistercensi provenienti dall’Abbazia di Chiaravalle (Piacenza).
A partire dal XVII secolo fu ampliata e arrivò ad ospitare più di cinquecento monaci. In epoca napoleonica fu soppressa e divenne sede militare, poi ricovero di attrezzi agricoli, persino fabbrica di generi alimentari e infine fu abbandonata.
Negli anni Ottanta ha inizio il recupero dell’area, confluito nel progetto dell’Università di Parma di creare uno spazio espositivo e “un archivio di materiali originali della comunicazione visiva e della ricerca artistica e progettuale italianavedi CSAC






















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