mercoledì 29 luglio 2026

Giovedì 16-07-26 - Valle dell'Alpe -Sunny Valley

Oggi il cielo senza nuvole è perfetto per raggiungere il rifugio Sunny Valley e da lì percorrere i sentieri che sfiorano i 3000 m.
Ci concediamo il lusso di un primo tratto panoramico con la cabinovia, fino al citato luogo dal nome hollywoodiano.
Siamo nella soleggiata 
Valle dell’Alpe, posta a 2.700 metri, tra S. Caterina e la cima del monte Sobretta.
La natura a queste quote è essenziale, priva di eccessi, sublime.
Abbiamo un'unica incertezza sul percorso da scegliere, visti i tanti sentieri che si diramano e l’incongruenza fra la mappa esposta e i numeri assegnati ai vari “giri” pubblicizzati giù a valle.
Ci lasciamo guidare dall’istinto, finché il navigatore non si degna di ripartire.
Che dire, se non che questa è LA montagna che adoro, dove mi trovo più in sintonia con la natura.
Prati rasati e disseminati di fiori che contendono gli spazi alle rocce vive.
Nessun albero, solo una miriate di colori e viste immense, pareti nude, i fischi delle marmotte e il muto sbattere delle ali delle farfalle.
Non ho con me la mia fidata macchina fotografica: con il cellulare è impossibile riprodurre tanta bellezza.

a.t.





























martedì 28 luglio 2026

Mercoledì 15/7/26 - Rifugio Stella Alpina

Dopo il temporale di questa notte, abbiamo una finestra di tempo asciutto fino a mezzogiorno.
Oggi lasciamo perdere le "vie alte". Meglio un percorso in media quota, più adatto ai muscoli ancora ko da ieri.
Fidandoci delle mappe sul web, ci ritroviamo su un sentiero che termina nel nulla. Amen. Dovremmo saperlo che fra cime la rete è ballerina.
Torniamo dunque sui nostri passi, fino ad imboccare il percorso giusto.
Sentiero 557 in direzione di Cerena e poi il 525, verso il ghiacciaio dei Forni.
La metà di oggi è il rifugio Stella Alpina.
Attraversato il torrente Frodolfo, siamo subito inghiottiti da una splendida foresta di aghifogli. Anche qui sono parecchie le zone in sofferenza per via del bostrico.
Il sole va e viene.
Il dislivello è di soli 350 metri, ma in alcuni tratti la pendenza la si sente tutta.
Oltre il piano di Cerena il percorso si fa più tecnico.
Alcuni tratti si sviluppano fra le rocce, altri sono a strapiombo.
Nei punti più esposti sono presenti cavi d’acciaio.
Mucche lungo e sul sentiero.
Cavalli e capre pascolano poco distanti.
Il paesaggio è spettacolare.
Il mio sguardo trova pace fra tanta bellezza.
Arrivati al rifugio, appena il tempo di un panino e il cielo ci battezza.
Scegliamo allora di scendere a valle, lasciando il successivo rifugio, il Branca, per la prossima occasione.
Tibiali in fiamme e sorrisi…

a.t.










































lunedì 27 luglio 2026

Martedì 14/7/26 Santa Caterina V. - Plaghera

Il cielo è parzialmente sereno.
Nello zaino infiliamo le mantelle: il tempo in montagna cambia idea molto in fretta.
 Imbocchiamo il sentiero 549 subito dietro casa. Dislivello previsto in salita: 300 m.
La pendenza è frizzante (si sale velocemente, senza un attimo di tregua) fino all’arrivo del primo tratto della cabinovia che porta alla Sunny Valley.
Ci troviamo 
nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, alle pendici del monte Sobretta.
Non incontriamo nessuno, ad eccezione di qualche mucca al pascolo.
Fitti i boschi di pini, larici e abeti rossi. Parecchie le aree intaccate dal bostrico, che lascia tronchi avvizziti e rami che virano dal rosso al grigio.
Nella zona di arrivo della cabinovia il panorama si apre su grandi distese verdi. Nuvoloni neri, intanto, si addensano oltre le cime, ma senza dare certezza di temporali.
Proseguiamo per il sentiero 523, verso Plaghera, in direzione della statale del Gavia.
Oggi il navigatore ha scelto di essere un tantino fantasioso.
Sorrido, perché mi pare di condividere lo stesso caos geografico che spesso è presente nella mia testa.
Morale: fidandoci più dei profili dei monti che dei suggerimenti del sito, torniamo al via.
Domani farò i conti con indolenzimenti di muscoli che avevo scordato di avere!

Curiosità: Il termine Plaghera deriverebbe dal latino plaga, termine assorbito dal dialetto locale e nella toponomastica alpina con il significato di "ampia distesa". Nello specifico, indica la vasta spianata di prati e pascoli che si sviluppa sulle pendici del monte Sobretta.
In diverse zone alpine della Lombardia e del Trentino, il termine paghera, con le sue varianti fonetiche, indica anche un "bosco di abeti" (dal dialetto paghér, ovvero abete rosso).
a.t.





































domenica 26 luglio 2026

Lunedì 13 luglio 2026 - Arrivo a Santa Caterina Valfurva

Santa Caterina Valfurva - Parco Nazionale dello Stelvio - 1 738 s.l.m.

In questa estate torrida, l’altitudine non è un dettaglio banale.
15 gradi in meno rispetto alla nostra città non sono male.
La stagione turistica a Santa Caterina è appena iniziata. Per il momento, pochi i vacanzieri.
Il silenzio che aleggia fra le vie del paese è interrotto dal garrire delle rondini e dei balestrucci. Seguo incantata i loro voli acrobatici, che si intrecciano con quelli geometrici dei codirossi.
Colori ovunque, dai fiori di campo alle surfinie sui balconi.
Profumo di erba appena tagliata, di muschio e di resina.
Mentre cerco di dare un senso al nuovo panorama che mi circonda, memorizzo nomi, cime, valli; fotografo bivi e indicazioni dei sentieri; studio le mappe.
Mi colpisce una cima cupa e dal profilo netto, visibile dal centro del paese. Ha la forma di una piramide. Scartabellando fra le mappe ho trovato il suo nome: Pizzo Tresero.
Stupendo.
Maestoso.
Mi riprometto di avvicinarmi alla sua cima, fra qualche giorno. Per ora mi accontento di osservarla dal basso.
Domani, tempo permettendo, percorreremo un anello che parte a pochi metri dalla nostra dimora, in direzione del monte Sclanera.
Curiosità: il nome deriva dal dialetto valtellinese:
* S-cià: indica una spaccatura, fenditura o gola.
* Nera: si riferisce al colore scuro delle rocce e anche all'aspetto cupo del profondo solco vallivo in cui scorre il rio omonimo.

a.t.




Sua maestà, Pizzo Tresero