sabato 1 agosto 2020

1° Agosto 2020 - Orrido del Caino - Erba


Primo giorno d’agosto e afa a volontà già alle otto del mattino..
Lasciamo la città per una gitarella non impegnativa, con tragitto  relativamente poco trafficato.
Erba (CO) – Località Crevenna – Orrido del Caino – Valle Bova e dintorni.
Arriviamo in auto fino al ristorante Cà Nova, in via Dei Castani ( il navigatore ci fa percorrere una strada il cui ultimo tratto ha una pendenza al limite del ribaltamento…per poi scoprire, al ritorno, un tragitto meno da Indiana Jones)
A poca distanza dal parcheggio partono una serie di percorsi che si inerpicano subito nel fitto bosco. Il nostro è segnalato con 40’ di cammino, ma già sappiamo che a quelli ufficiali ne aggiungeremo altri per le foto di rito, per il panorama-fiori-farfalle-uccellini da osservare e, non da ultimo, per riprender fiato.
Entriamo dunque nella Valle Bova, riserva Naturale Regionale e ambiente di particolare pregio dal punto di vista archeologico, e seguiamo il torrente omonimo, che è anche immissario del “nostro” Lambro.
Nonostante il percorso sia protetto da una fitta boscaglia, il caldo si fa sentire e taglia il respiro.
A nostro favore, la pendenza che resta accettabile fino alla località Sambughera, dove la mulattiera inizia a scendere fino al torrente Bova.
Qui, a tratti, il bosco si dirada, lasciando intravedere spettacolari pareti rocciose.
In pochi minuti, giungiamo ad un bivio in cui si segnala la possibilità di arrivare alla colma dell’orrido seguendo un sentiero attrezzato.
Per noi l’opzione più turistica, non avendo portato imbraghi, né cordini. Preferiamo non percorrere neppure l’ultimo tratto della passerella di ferro che costeggia la parete rocciosa ( vedi condizioni documentate in foto!). Meglio guadare le limpide e fresche acque del torrente, riducendo il rischio ad un semplice bagno gelato!
Ai piedi dell’orrido, la temperatura è incredibilmente fredda. Giochi di luci e ombre, creano scorci suggestivi. La cascata che precipita dall’alto forma alla base una pozza cristallina profonda almeno un metro, in cui si specchiano le rocce attigue.
Spuntino al volo, appollaiati su una delle tante rocce a bordo acqua e di nuovo in marcia verso l’eremo di San Salvatore. Dieci minuti di percorso, attraversando un’ampia radura dove la temperatura raggiunge livelli desertici.
Di qui partono una serie di altri percorsi, che ci annotiamo per le prossime uscite.
Per oggi a noi manca una meta, il Sasso d’Erba, una parete di 710 metri utilizzata come palestra d’arrampicata.
Pronti – via: cosa saranno mai altri trenta minuti di salita.
Qui oggi mi sono giocata il cuore. Fra il caldo e il poco allenamento, la rampa che segue non dà tregua e mi spezza in due.
A. , invece, prosegue impavido la salita in modalità diesel.
Io approfitto della mia passione per le foto, per riprendere fiato ripetutamente .
In località “Cipiloo Ross” , a dieci minuti dal traguardo, mi pare di essere ormai destinata alla posizione “Uttanasana”, tanto cara ai seguaci dello yoga: fronte alle ginocchia….respira…
La fatica, vale comunque la pena e vedere la parete rocciosa del Sasso d’Erba mi apre la mente a molti ricordi del passato: rocce…cordini…moschettoni…
a.t.
































































martedì 28 luglio 2020

25 luglio 2020 Villa Reale- Monza

Il Parco di Monza e i Giardini della Villa Reale fanno parte  dei miei ricordi, del mio vissuto.
Quanto siano speciali, non mi stancherò mai di scriverlo, né di pensarlo.
Per una vita i miei occhi   hanno avuto la grazia di ammirarne le bellezze, senza mai dar nulla per scontato.
Stupore e meraviglia, dunque, mi colgono ogni volta.










martedì 21 luglio 2020

19 luglio 2020 - Le Piramidi di Montevecchia



La giornata è soleggiata, ma non particolarmente afosa. L'ideale per una camminata in montagna, se solo ci fossimo mossi per tempo.
Data "l'ora tarda", il rischio di restare imbottigliati nel traffico diretto ai laghi  ci fa optare per una soluzione a pochi chilometri da casa.
Avevo sentito parlare, tempo fa, delle "piramidi di Montevecchia" e, nonostante non siano dall'altro capo del mondo,  non vi ero mai stata, o meglio, non le avevo mai notate.  

Consiglio questo breve percorso ad anello a chi volesse intraprendere una passeggiata rilassante: grado di difficoltà zero; dislivello minimo; lunghezza  4 km circa. 
Viti, olivi, imponenti cipressi, fiori e farfalle, a completare l’impianto scenico.
Mi sono riproposta di ritornarvi in autunno, quando esploderanno i colori.
Ore 9:55 parcheggiamo dunque l’auto nei pressi della chiesa di Rovagnate (Lc), in frazione Monte, e imbocchiamo via Galbusera Bianca, che in pochi minuti conduce alla prima delle tre “piramidi”.
Il paesaggio attorno, i suoi colori e le sue armonie, bastano a fare di questa zona un luogo speciale.
Gli studi e le ricerche che dal 2001 si sono susseguiti per svelare l’enigma delle tre colline aggiungono solo un pizzico di mistero a tanta naturale bellezza.
A prima vista nulla le differenzia dal resto dei profili circostanti.
Le osservazioni da satellite hanno invece rilevato che base, pendenza e lati delle tre alture sono identici. Tutte e tre le colline sono inoltre orientate a Est e disposte come le piramidi di Giza.
Chi abbia modellato a gradoni queste piramidi, a quanto leggo, resta un mistero, avallato dal fatto che la zona, detta anche “dei prati magri”, è scarsamente coltivabile. 

Scartata la finalità agricola, resta quella religiosa o astronomica.
La prima altura, detta “Collina dei cipressi”, si raggiunge  seguendo una brevissima rampa. 
Sulla cima 12 straordinari cipressi, alcuni dei quali secolari, sono disposti ad anello e circondano un santuario naturale.
Pochi metri di pura energia, che si apprezza soprattutto se si ha la fortuna di non trovare altri visitatori. 
Qui si potrebbe aprire un capitolo infinito circa la assoluta maleducazione di certuni: voci da mercato ambulante, rifiuti sbadatamente abbandonati, borracce e zaini appoggiati proprio sull’ara in cima alla collina. 
Sacralità della natura e cafonaggine umana a confronto.
La seconda piramide, dai gradoni ben visibili, conosciuta anche come “Belvedere Cereda”, pare sia stata utilizzata come osservatorio astronomico dai Celti. Anche questa si raggiunge seguendo un   sentiero in costa, che termina con una ripida, ma brevissima, salita.
Inutile aggiungere che il panorama che si gode  dall'alto è sublime.
La terza piramide è la più difficile da individuare, perché completamente ricoperta di vegetazione.
Da qui, si prosegue, in parte attraverso i boschi, verso Cascina Ratta - del XVI sec. - che attualmente ospita un ristorante, per poi scendere verso la tenuta La Costa.
In questo punto si diramano numerosi sentieri non sempre ben segnalati.
Poco male, però, se si imbocca quello errato: la valle è piccola, Montevecchia alta è sempre lì a fare da "faro" e...prima o poi riappare la prima delle tre piramidi, quella dai maestosi cipressi, ad indicare il traguardo.

Noi siamo ritornati su quella prima cima, per rendere il nostro silenzioso omaggio a madre natura, ai Celti o a chiunque abbia contribuito alla creazione di questo luogo .
a.t.
































sabato 18 luglio 2020

Luglio 2020 - Arenzano

Non è la prima volta che scelgo di lasciare a casa tele, filtri, cavalletti, schede di memoria, per poi accorgermi di esserne orfana.
In questi dieci giorni di silenzioso esilio, mi sono passate accanto ombre, forme e armonie che la mia mente non potrà conservare a lungo.
La bellezza di certi luoghi rimarrà lì, fissata in un tempo-spazio distante da me.
Così come il planare dei gabbiani, l’avvolgersi delle onde, lo scivolare del sole dietro le colline.
(photo by cell, ahimé)
a.t.