martedì 21 luglio 2020

19 luglio 2020 - Le Piramidi di Montevecchia



La giornata è soleggiata, ma non particolarmente afosa. L'ideale per una camminata in montagna, se solo ci fossimo mossi per tempo.
Data "l'ora tarda", il rischio di restare imbottigliati nel traffico diretto ai laghi  ci fa optare per una soluzione a pochi chilometri da casa.
Avevo sentito parlare, tempo fa, delle "piramidi di Montevecchia" e, nonostante non siano dall'altro capo del mondo,  non vi ero mai stata, o meglio, non le avevo mai notate.  

Consiglio questo breve percorso ad anello a chi volesse intraprendere una passeggiata rilassante: grado di difficoltà zero; dislivello minimo; lunghezza  4 km circa. 
Viti, olivi, imponenti cipressi, fiori e farfalle, a completare l’impianto scenico.
Mi sono riproposta di ritornarvi in autunno, quando esploderanno i colori.
Ore 9:55 parcheggiamo dunque l’auto nei pressi della chiesa di Rovagnate (Lc), in frazione Monte, e imbocchiamo via Galbusera Bianca, che in pochi minuti conduce alla prima delle tre “piramidi”.
Il paesaggio attorno, i suoi colori e le sue armonie, bastano a fare di questa zona un luogo speciale.
Gli studi e le ricerche che dal 2001 si sono susseguiti per svelare l’enigma delle tre colline aggiungono solo un pizzico di mistero a tanta naturale bellezza.
A prima vista nulla le differenzia dal resto dei profili circostanti.
Le osservazioni da satellite hanno invece rilevato che base, pendenza e lati delle tre alture sono identici. Tutte e tre le colline sono inoltre orientate a Est e disposte come le piramidi di Giza.
Chi abbia modellato a gradoni queste piramidi, a quanto leggo, resta un mistero, avallato dal fatto che la zona, detta anche “dei prati magri”, è scarsamente coltivabile. 

Scartata la finalità agricola, resta quella religiosa o astronomica.
La prima altura, detta “Collina dei cipressi”, si raggiunge  seguendo una brevissima rampa. 
Sulla cima 12 straordinari cipressi, alcuni dei quali secolari, sono disposti ad anello e circondano un santuario naturale.
Pochi metri di pura energia, che si apprezza soprattutto se si ha la fortuna di non trovare altri visitatori. 
Qui si potrebbe aprire un capitolo infinito circa la assoluta maleducazione di certuni: voci da mercato ambulante, rifiuti sbadatamente abbandonati, borracce e zaini appoggiati proprio sull’ara in cima alla collina. 
Sacralità della natura e cafonaggine umana a confronto.
La seconda piramide, dai gradoni ben visibili, conosciuta anche come “Belvedere Cereda”, pare sia stata utilizzata come osservatorio astronomico dai Celti. Anche questa si raggiunge seguendo un   sentiero in costa, che termina con una ripida, ma brevissima, salita.
Inutile aggiungere che il panorama che si gode  dall'alto è sublime.
La terza piramide è la più difficile da individuare, perché completamente ricoperta di vegetazione.
Da qui, si prosegue, in parte attraverso i boschi, verso Cascina Ratta - del XVI sec. - che attualmente ospita un ristorante, per poi scendere verso la tenuta La Costa.
In questo punto si diramano numerosi sentieri non sempre ben segnalati.
Poco male, però, se si imbocca quello errato: la valle è piccola, Montevecchia alta è sempre lì a fare da "faro" e...prima o poi riappare la prima delle tre piramidi, quella dai maestosi cipressi, ad indicare il traguardo.

Noi siamo ritornati su quella prima cima, per rendere il nostro silenzioso omaggio a madre natura, ai Celti o a chiunque abbia contribuito alla creazione di questo luogo .
a.t.
































sabato 18 luglio 2020

Luglio 2020 - Arenzano

Non è la prima volta che scelgo di lasciare a casa tele, filtri, cavalletti, schede di memoria, per poi accorgermi di esserne orfana.
In questi dieci giorni di silenzioso esilio, mi sono passate accanto ombre, forme e armonie che la mia mente non potrà conservare a lungo.
La bellezza di certi luoghi rimarrà lì, fissata in un tempo-spazio distante da me.
Così come il planare dei gabbiani, l’avvolgersi delle onde, lo scivolare del sole dietro le colline.
(photo by cell, ahimé)
a.t.











sabato 27 giugno 2020

27 giugno 2020 - Sentiero Cavallasca - Co


Giornata afosa di un fine giugno anomalo.
Dopo i mesi di fermo forzato, torniamo a sgranchirci le gambe, cercando un percorso non troppo affollato e che non implichi lo stare in coda in auto per ore.
Raggiungiamo dunque Cavallasca, alle porte di Como, dove nel Parco Spina Verde si dipanano una serie di facili sentieri, lungo i resti della linea Cadorna.
Ora del…la partenza 10:00.
Dislivello da percorrere “solo 200 mt”.
Tempo a/r ( il persorso è ad anello) circa due ore.
Noi naturalmente abbiamo ampiamente sforato. La colpa è mia: fiato corto e mille dettagli da immortalare.
Lasciamo l’auto lungo via Giasca e prendiamo il sentiero n. 7 che si inoltra in uno splendido bosco di castagni, frassini e pini. Ginestre ancora in fiore, ad impreziosire il sottobosco.
I profumi di resina e di frassino ci avvolgono fin da subito.
Il percorso è ben curato: in poco meno di 20 minuti di salita a gradoni ( quasi…ma non esageratamente, mozzafiato), raggiungiamo il bivio che porta verso Pin Umbrela , con il suo splendido belvedere.
Proseguendo poi lungo il sentiero 7, in discesa fino ad un abbeveratoio, arriviamo al Fortino del Monte Sasso, costituito da un reticolo di trincee e cunicoli ben conservati.
Qui ho voluto sfidare la mia fobia per il buio, le ragnatele e i luoghi ristretti: macchina fotografica in mano, a mo’ di talismano, mi sono inoltrata trattenendo il respiro e scattando foto – letteralmente – alla cieca!


a.t.