domenica 15 settembre 2019

10 Settembre 2019 - Trieste


Arrivo a Trieste a mezzogiorno.
Dall’alto osservo l’abbraccio del suo golfo, le sue forme, i suoi colori.
Trieste, città dai tanti volti e suoni.
Subito l’ordine-caotico del suo traffico mi travolge.
Il moto incessante dei suoi abitanti e dei tanti turisti mi contagia.
Il mio sguardo rimbalza fra il cielo denso di nuvole e il mare così scuro.
Cammino, ascolto, osservo. 
Entro nei templi della fede, dove il silenzio si fa preghiera.
Credi così differenti.
Storie, destini, scelte, responsabilità, vittime, oppressori, conquiste e sconfitte.
Ascolto La Storia che ha dato lustro, ma che ha anche segnato  a lutto questa città.
Le tracce del passato restano, dovrebbero restare...
I dettagli di Trieste mi colpiscono ancor più della maestosità dei suoi edifici storici.
Volti e corpi scolpiti nella dura pietra dominano noi comuni mortali.
Trieste e il mare: quale meraviglioso binomio.
Oggi il sole riscalda persino il vento, che qui è come il pane quotidiano.
Raffiche sibilano fra i palazzi, creando note uniche fra gli alberi delle mille barche a vela ancorante in porto.
Troppo poco il tempo a mia disposizione.
Il mio è stato un breve passaggio in superficie, ma tanto è bastato per farmi amare questa città.
Ho percorso, infine,  i 151 gradini del suo faro.
Una silenziosa fatica e l'illusione 
di aver preso parte anch'io  della storia di questo angolo di mondo.
a.t.






















































domenica 8 settembre 2019

Sabato 7 settembre 2019 - Suello - Monte Cornizzolo



Lasciamo la nostra città, in fervente subbuglio per le prove del GP.
La mattinata è già inoltrata: decidiamo al volo, come spesso accade, una meta.
Suello – Monte Cornizzolo pare un percorso fattibile.
Unico piccolo dettaglio: mi prendo totalmente io la responsabilità di aver letto con assoluta leggerezza che stiamo parlando della “direttissima” che viene utilizzata come campo di gara della Vertical Race Cornizzolo. 



Ore 10:20. Partiamo dunque da Suello, piccolo comune ai piedi del monte citato. Siamo a metà strada fra il lago di Annone e quello di Pusiano.
Il clima è gradevole.
I nuvoloni sembrano fermarsi appena dietro le cime. 


Subito il primo dato oggettivo: 900 metri di dislivello che si aprono lungo una Via Crucis. 


La strada cementata lascia presto il posto ad un percorso a gradini e piccole aree ( per le dovute preghiere o per “l’ossigeno da reintegrare”...nel mio caso) che si inerpica sotto la fitta vegetazione. 




La scalinata dura alcune centinaia di metri, sufficienti per spezzare ( leggasi: spezzarmi!) fiato e gambe. 








Ovunque, il profumo intenso dei ciclamini.

 Al suo termine un sentiero a zig-zag ci ( mi) permette di abbassare il ritmo cardiaco e l’iperventilazione e  ci conduce alla  località di Priel. 




Panche, tavoli e un’area per i barbecue a go-go. Mi sfugge questo tipo di binomio/trinomio/quadrinomio... Ai miei tempi, ci si sedeva sul primo sasso disponibile per prender fiato o calorie.  
Le “ aree pic-nic su-pei monti”...continuano a sembrarmi fuori luogo.
Qualche minuto per godere dello splendido panorama che, in condizioni meteo migliori di quelle odierne
, consente di sfiorare gli Appennini. 



Riprendiamo il cammino e da veri gagliardi seguiamo le indicazioni per la direttissima. 



A onor del vero, la palla al piede continuo ad esser io e le mie gambe, quest’anno non degnamente allenate.
Il percorso mantiene  le sue pendenze elevate. 






La fitta vegetazione in un tratto successivo lascia il posto ad alcuni saltini rocciosi,  esposti verso l’infinito. ( ... non ci sono foto a testimonianza, per ovvi motivi di sicurezza)


Storia di una gita interrotta: dopo circa un’ora e trenta di salita senza tregua, ci fermiamo. 

Siamo a metà strada. 



Chiedo venia ai monti e ad A.A...

a.t.

venerdì 30 agosto 2019

30 agosto 2019 - La sindrome dello scatto duplicato


Racconto semi-serio

Se fosse per me, avrei un archivio fotografico infinito.
Ma non perché abbia fatto infiniti scatti: li ho solo moltiplicati all'infinito.
Non so se la mia sia una sindrome, una mania, un difetto o altro. 
Scatto foto; completo la memoria della macchina fotografica e a quel punto mi si apre un abisso.
Il comune mortale, dotato di buon senso,   prende la memoria, scarica il contenuto e resetta.
La memoria è bella e pronta per un nuovo utilizzo.
Voce del verbo "resettare". Ecco qual è il mio problema, la mia sindrome, il mio abisso.
Neanche avessi scattato foto degne da Oscar, il solo fatto di trasferire i dati da un aggeggio ad un altro mi manda in crisi. 
Morale:    faccio una copia di tutti gli scatti ( e magari anche la copia bis degli scatti che prediligo) e li archivio in cartelle sul PC.
Poi mi prende l'ansia e copio le cartelle su un hard disk esterno ( non si sa mai).
Non è detto che alla fine dei miei voli pindarici arrivi a ripulire la benedetta memoria ( non si sa mai n. 2)
Morale n. 2 : mi ritrovo spesso ad avere tutte le memorie sature e a doverne elemosinare una per una nuova avventura fotografica. ( n.d.r. il consorte a questo punto alza gli occhi al cielo e allarga le braccia sconsolato)

27 luglio 2019 - Lago di Pusiano - Giusto per dire che, ringraziando la mia sindrome dello scatto duplicato, mi sono ritrovata solo un mese fa senza spazio per immortalare degnamente l'amato lago di Pusiano. Just one pic!
Amen.
a.t.


lunedì 29 luglio 2019

20 luglio 2019 - Lago di Montorfano



La Riserva Naturale del Lago di Montorfano si trova fra i comuni di Montorfano e Capiago Intimiano, in provincia di Como.

Lasciandoci alle spalle il Lido, luogo attrezzato per i turisti con tanto di biglietto d’ingresso & annessi e connessi, ci addentriamo per il sentiero che costeggia   quasi tutto il perimetro di questo minuscolo specchio d’acqua.
Le sponde sono circondate da un fitto bosco di ontani, castagni, betulle e robinie  e le aree attigue alla riva, sono incorniciate da stupendi canneti.
Solo a tratti è ben visibile il lago, particolare per la sua forma tondeggiante.
Lungo la riva troviamo alcuni gruppi di pescatori in regime di “monopolio” sulle poche spiaggette presenti.

Complice forse la giornata molto calda, abbiamo visto ben poco della fauna che ci saremmo aspettati di trovare. 
L'ultima parte del percorso esce dalla zona boschiva e si immette su una ciclabile che conduce al paese.
Da lontano, attorno al campanile, assistiamo alla danza di mille rondini.

Mi annoto qui a margine la leggenda che ho trovato trascritta su uno dei pannelli illustrativi del luogo.
Ognuno poi la legga con lo spirito e l’animo che vuole...

“... lago di Montorfano si sarebbe originato dalle lacrime del piccolo Monte Orfano che piangeva perché, dopo la formazione della catena alpina, si era trovato abbandonato, lontano dagli altri monti lariani. Nel bacino d’acqua così formato dalle sue copiose lacrime, specchiandosi, potè alla fine vedere un altro monte simile a sé, e si sentirsi  meno solo”.
a.t.