mercoledì 8 gennaio 2020

5 gennaio 2020 - Pizzighettone



Sabato 5 gennaio.
Giornata gelida e soleggiata a Pizzighettone.
Sono le 14:30, ma il centro città è ancora deserto. Scampoli di Natale qua e là e luci intermittenti che rendono gioia a sé stesse.
Il fiume Adda a pochi metri da noi è uno spettacolo.
Sulla riva Est Pizzighettone: il centro storico ha molti edifici abbandonati o in vendita.
Su quella Ovest il borgo di Gera.
Campagne silenti attorno, avvolte da un impercettibile velo di nebbia.

Siamo nella piazza principale, in attesa della guida che a breve ci porterà indietro nel tempo, in un viaggio inaspettato.
Pizzighettone ha una storia illustre. Il suo essere su territorio di confine ne ha decretato un passato bellicoso.
Fin dal 1100 fu avamposto di Cremona. In età comunale divenne signoria dei Visconti, poi degli Sforza, quindi degli Spagnoli e degli Austriaci.
Due torri sono rimaste a memoria di un enorme castello del XII secolo: la Torre del Governatore ( attualmente ribassata a livello delle mura) e Torre del Guado, posta a ridosso dell’Adda.
Qui nel 1525 fu obbligato a soggiornare quale prigioniero ( termine edulcorato) il re di Francia Francesco I di Valois, sconfitto nella battaglia di Mirabello di Pavia dalle truppe dell'imperatore spagnolo Carlo V, quello sul cui impero il sole non tramontava mai…
La cerchia muraria che cinge il centro storico ci aspetta.
Il nostro tuffo indietro nel tempo ha inizio appena varchiamo una delle porte delle mura. 

Agli inizi del Novecento una porzione di queste venne abbattuta, per collegare la strada principale al ponte Trento e Trieste. 
Rimangono ancora intatte Porta Cremona Vecchia, l’accesso originario, protetta all’interno da un rivellino, ( camminamento a tunnel semicircolare, creato per ostacolare eventuali irruzioni dall’esterno) e Porta Soccorso, a poche centinaia di metri dal Lazzaretto, ora sede di ambulatori medici. 
Singolare l’ufficio del gabelliere, posto proprio appena dentro le mura: dazi sulle merci in transito stabiliti in base allo stato delle acque dell’Adda e una convincente esposizione di macabri attrezzi utilizzati per obbligare i debitori a saldare. 
I quasi due chilometri di mura ( le Casematte), alte dodici metri e larghe ben quindici, hanno all’interno una serie di ambienti con il soffitto a volta, fra loro collegati . Sono stati prima dormitorio dei soldati, postazioni di tiro, magazzini e poi prigioni. Un terrapieno le sovrasta e nel tempo le ha protette dalle palle dei cannoni nemici. Anche la forma delle mura, disegnate con una geometria a stella, ha una sua logica difensiva: limitare i danni strutturali in caso di attacco .
Il lato sud-orientale delle mura giunge fino alla polveriera San Giuliano, mentre quelle a nord ospitano la parte delle Casematte che sotto la dominazione austriaca venne adibita a prigioni. 
Alla fine del 1700 Pizzighettone ha perso il suo ruolo strategico. Non vi è più una ragione militare perché la zona sia presidiata. Gli austriaci sfruttano le Casematte, ancora integre, per creare carceri di massima sicurezza. 
E’ qui che ha inizio per me la parte del percorso più dura dal punto di vista emotivo. 
Finché la guida parla di battaglie, mostra le armi che sono state rinvenute, spiega di strategie difensive e di attacco, riesco a crearmi un pensiero parallelo, neutrale, distaccato. Evoluzioni, involuzioni, conquiste, vittorie, sconfitte, nuovi regnanti: per quanto cruda , è Storia. 
Quando però la guida apre le porte delle carceri, in mezzo a  silenzio, oscurità, freddo…la Storia scende dal palco e diventa “vissuto”, sofferenza tangibile.
In uno stanzone, letti in legno a due piani, ammassati …poco più in là le celle di isolamento.
Due metri per tre, o forse meno. Sui muri visibili ancora molte scritte.
1785-1857 una branda; una coperta per scontare l’ergastolo sotto il Regno austriaco.
1924-1945 una branda; una coperta per i dissidenti politici e popoli da annientare.
1946-1954 forse qualcosa si aggiunge alla branda e alla coperta per il carcere civile.
Esco a capo chino. 

Ho poco da commentare. Qualche personaggio noto alle cronache ha trascorso lì parte della sua esistenza. 
Un giro di chiavi e la Storia si congela dentro le mura e si congeda da noi.
Fuori il sole sta tramontando.

a.t.




















































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