Un'area boschiva compresa fra quello che un tempo era il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia venne acquistata da Cristoforo B. Crespi, per farne una "città industriale ideale".
Crespi d'Adda, oggi: il nostro viaggio resta in bilico fra presente e passato.
Il mio pensiero subito oscilla fra quello che è stato definito un progetto all'avanguardia e ciò che ha comportato a livello ambientale e sociale.
Percorriamo un'area che l'Unesco nel 1995 ha elevato a "patrimonio mondiale della cultura" per i suoi requisiti storici, urbanistici e ambientali.
Cammino in silenzio e penso...
La guida ci porta lungo un percorso racchiuso da un cancello. Oltrepassiamo l'ingresso degli operai, dove l'orologio è rimasto fermo alle 16:52.
Fuori, il minuscolo paese, ancora abitato.
Villini, costruiti per gli operai della Crespi; villette, per i capo-reparto,i contabili , il prete, il medico, e "regge" circondate da alberi maestosi, le dimore dei dirigenti.
Dentro il perimetro dei cancelli si elevano i capannoni vuoti e silenziosi, dove un tempo gli operai producevano tessuti pregiati, consumandosi fra umidità, esalazioni, sforzo fisico.
A sfregio di tutta la fatica che ancora traspare dai muri degli interminabili spazi, i soliti ignoti qualche anno fa hanno vandalizzato e distrutto tutto ciò che era possibile.
In alcuni angoli, pare di trovarsi fra i padiglioni di Monbello.
a.t.
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