domenica 12 maggio 2019

11 maggio 2019 - Orto botanico di Valmadrera



Può capitare che una serie di eventi non calcolati ridistribuiscano le carte del proprio vivere quotidiano.
Può capitare, la mattina, di parlare di piante, fiori, profumi   e di ritrovarsi, qualche ora dopo, all‘interno di un orto botanico.
Sabato 11 maggio 2019: accompagnati da nuvoloni carichi di tempesta, abbandoniamo il progetto di raggiungere la cima del Monte Barro e scendiamo verso Valmadrera.
Lì, un minuscolo angolo nascosto nel cuore del paese ci sorprende, con la sua esplosione di colori, forme e aromi.
Varchiamo un cancello in ferro battuto dentro il cortile dell’ex-ospedale Fatebenefratelli di Valmadrera .
Uno degli angeli custodi di questo frammento di paradiso ci accoglie cordialmente, come ci avesse conosciuti da sempre.
Incredibili questi incontri: quali energie ne scaturiscono, quanti saperi nascosti, quante vite.
Pelle tinta dal sole e mani avvezze al contatto con la terra, la nostra guida ci conduce nel minuscolo orto botanico come fosse il più vasto Regno del pianeta.
I dettagli, gli aneddoti, il suo narrare vanno oltre le mura di cinta.
Il tempo e gli spazi dell‘orto si dilatano e noi ascoltiamo incantati.
Questo angolo rinasce nel 1986 per volontà della Amministrazione comunale, scampando il rischio di esser trasformato in un ”comodo parcheggio antistante la Chiesa parrocchiale”.
Le circostanza e la lungimiranza di alcuni amministratori locali hanno giocato a favore di questa area che era 
già stata destinata in passato ad orto botanico dai religiosi dell’adiacente ospedale Fatebenefratelli .
Nel 1700 i frati, appartenenti all’ordine fondato da Giovanni di Dio, utilizzavano questo spazio per coltivare erbe medicinali per i pazienti ricoverati.
Nel piccolo orto sono circa 450 le specie ospitate.
Un bollino rosso identifica quelle tossiche o velenose.
La lettera “C” seguita da una cifra ne stabilisce la rarità.
Si trova un po’ di tutto, in un caos solo apparente.
D’altronde Madre Natura non si pone gli stessi nostri confini.
Lì vi ho ritrovato anche parte delle mie radici( visto che di flora vado scrivendo e fotografando).
I miei amati calicanti, che mi legano al ricordo di mio padre; le giuggiole, il fil rouge con mia madre;  le carrube ed i ricordi d'infanzia.
Torniamo a casa e nelle mani ho alcuni semi semi di Cardiospermum halicacabum, detto anche 'Amore in un soffio' o ' Pianta Mongolfiera'.
E' originaria delle regioni Asiatiche ed Africane sub tropicali.
In India e' considerata una delle 10 piante sacre dello Stato del Kerala.
Una delle sue caratteristiche, a parte la sua bellezza, e' il seme nero che presenta, al centro, un cuore bianco .
Un segno, un simbolo, la Vita che continua e che passa attraverso noi.

a.t.







































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