Se lo stato d'animo non è predisposto a cogliere colori e bellezza, un paesaggio che aveva già suscitato emozioni può apparire neutro.
La sua bellezza, può sfuggire allo sguardo.
Recupero questi scatti, prima di riporli nell'oblio.
Chiedo venia alla Natura, per non aver cercato più nel profondo, per essermi fermata alle apparenze, per aver tentato di sottolineare la mia malinconia nei riflessi delle acque e la mia fragilità nei soffioni spezzati dal vento.
a.t.
A pochi chilometri da casa, come ultimamente spesso ci accade, scopriamo quasi per caso un altro incantevole luogo che vale la pena di esser visitato.
Villa Bertarelli, a Galbiate, è una delle tante ville che fra il Settecento e l’Ottocento furono costruite dalle più ricche famiglie di Milano e provincia, ed utilizzate per trascorrervi periodi di villeggiatura.
Quello che immediatamente colpisce è la sua posizione: con un solo sguardo si abbracciano i tre laghi di Annone, Alserio e Pusiano.
Dal 2003 la villa è stata acquistata dal Comune di Galbiate e dal Parco Monte Barro, che è proprietario anche dei giardini e della serra storica. Qui vi è anche la sede del Centro Flora Autoctona di Lombardia.
Con i numeri e le grandezze non ho molta dimestichezza: leggo che i giardini di Villa Bertarelli si estendono su più livelli per oltre 7000 mq.
Cifre e metri quadri a parte, il giardino merita davvero una visita.
Onore ai due secolari esemplari di faggio rosso dall'imponente chioma ramata.
Una curiosità: la fontana posta sul livello inferiore del giardino porta la firma dell'architetto Portaluppi, lo stesso che ottenne importanti committenze dall'alta borghesia milanese ( vedi Casa degli Atellani di Corso Magenta, il Palazzo della Banca Commerciale Italiana, Casa Crespi di Corso Venezia e Villa Necchi Campiglio)
Ogni sabato mattina non festivo il giardino è aperto al pubblico.
Complice un tempo da lupi, oggi siamo gli unici visitatori.
Piante curatissime, viali perfettamente tenuti, ortensie in prossima fioritura, iris in tutto il loro splendore.
Sopra di noi, il volo a planare di un rapace.
a.t.
Può capitare che una serie di eventi non calcolati ridistribuiscano le carte del proprio vivere quotidiano.
Può capitare, la mattina, di parlare di piante, fiori, profumi e di ritrovarsi, qualche ora dopo, all‘interno di un orto botanico.
Sabato 11 maggio 2019: accompagnati da nuvoloni carichi di tempesta, abbandoniamo il progetto di raggiungere la cima del Monte Barro e scendiamo verso Valmadrera.
Lì, un minuscolo angolo nascosto nel cuore del paese ci sorprende, con la sua esplosione di colori, forme e aromi.
Varchiamo un cancello in ferro battuto dentro il cortile dell’ex-ospedale Fatebenefratelli di Valmadrera .
Uno degli angeli custodi di questo frammento di paradiso ci accoglie cordialmente, come ci avesse conosciuti da sempre.
Incredibili questi incontri: quali energie ne scaturiscono, quanti saperi nascosti, quante vite.
Pelle tinta dal sole e mani avvezze al contatto con la terra, la nostra guida ci conduce nel minuscolo orto botanico come fosse il più vasto Regno del pianeta.
I dettagli, gli aneddoti, il suo narrare vanno oltre le mura di cinta.
Il tempo e gli spazi dell‘orto si dilatano e noi ascoltiamo incantati.
Questo angolo rinasce nel 1986 per volontà della Amministrazione comunale, scampando il rischio di esser trasformato in un ”comodo parcheggio antistante la Chiesa parrocchiale”.
Le circostanza e la lungimiranza di alcuni amministratori locali hanno giocato a favore di questa area che era già stata destinata in passato ad orto botanico dai religiosi dell’adiacente ospedale Fatebenefratelli .
Nel 1700 i frati, appartenenti all’ordine fondato da Giovanni di Dio, utilizzavano questo spazio per coltivare erbe medicinali per i pazienti ricoverati.
Nel piccolo orto sono circa 450 le specie ospitate.
Un bollino rosso identifica quelle tossiche o velenose.
La lettera “C” seguita da una cifra ne stabilisce la rarità.
Si trova un po’ di tutto, in un caos solo apparente.
D’altronde Madre Natura non si pone gli stessi nostri confini.
Lì vi ho ritrovato anche parte delle mie radici( visto che di flora vado scrivendo e fotografando).
I miei amati calicanti, che mi legano al ricordo di mio padre; le giuggiole, il fil rouge con mia madre; le carrube ed i ricordi d'infanzia.
Torniamo a casa e nelle mani ho alcuni semi semi di Cardiospermum halicacabum, detto anche 'Amore in un soffio' o ' Pianta Mongolfiera'.
E' originaria delle regioni Asiatiche ed Africane sub tropicali.
In India e' considerata una delle 10 piante sacre dello Stato del Kerala.
Una delle sue caratteristiche, a parte la sua bellezza, e' il seme nero che presenta, al centro, un cuore bianco .
Un segno, un simbolo, la Vita che continua e che passa attraverso noi.
a.t.