In questa malinconica giornata di ottobre catturo immagini, nell’illusione di fissarvi anche lo scorrere del tempo.
Vorrei fermare l’azzurro del cielo e rallentare lo sciogliersi delle foglie dai rami.
Percorro ancora una volta un angolo della mia città che mi stupisce per i suoi contrasti. Vado a cercare, come sempre, quella casa abbandonata, chiusa in un recinto armato, come potesse raccontarsi a me ancora una volta.
Una striscia di filo spinato le fa da scudo e ferisce il mio sguardo.
Poco lontano, altre case mute, inghiottite dai rampicanti che ne scalano i muri, colonizzano i tetti e fuoriescono a cascata da ogni fessura.
La vita si aggrappa tenacemente…
Inquadro una serie di finestre dalle imposte divelte, stampate su pareti scrostate, inchiodate, percorse da cavi come fossero cicatrici.
C’è un’area dismessa, poco lontano: un altro enigma di questa città.
Scheletri in ferro arrugginito in precario equilibrio disegnano percorsi, pensiline, recinti ormai inutili.
Il mio cielo azzurro si fa largo nello squarcio di una lastra divelta.
Ritorno verso casa lungo il fiume e un oleandro in fiore regala un sorriso al mio ultimo scatto.
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