venerdì 12 settembre 2025

Settembre 2025 - Lago di Comabbio


Oggi il breve stacco dal lavoro ci ha portato sulle rive del lago di Comabbio, di cui ho scoperto l’esistenza quasi per caso, osservando le mappe di g**gle.
Siamo ai piedi delle Prealpi Varesine, dove un tempo un unico grande bacino collegava il lago di Comabbio con quello di Varese. Ora i due specchi sono uniti dal canale artificiale Brabbia, che taglia l’omonima palude.

Dal web: “…nel 2007 è stata creata la ZSC, ossia una zona speciale di conservazione, al fine di tutelare e preservare le piante, gli animali e l’habitat di specie di grande pregio e interesse. L’ente gestore è il Parco del Ticino”.

Il lago è alimentato da poche sorgenti e da piccoli torrenti.
Vietate la balneazione e la navigazione a motore.
Da una ventina d'anni è un rinomato campo di regata, che ospita manifestazioni sportive di alto livello.
È possibile percorrerne l’intero perimetro grazie ad una pista ciclo-pedonabile, che attraversa il Parco Berrini a Ternate e il Parco di Corgeno.

Noi siamo partiti dal paese di Comabbio e abbiamo seguito il percorso in senso orario, il migliore a nostro avviso, perché entra subito a contatto con Madre Natura.
L’anello, lungo circa 13 km, presenta pochi dislivelli, per nulla impegnativi.
I tratti boschivi e i più suggestivi scorci panoramici sono presenti nei primi tre quarti dell’anello.
Il tratto finale è decisamente meno interessante, poiché accosta la statale.
A questo punto però le gambe (parlo soprattutto delle mie) possono concedersi il lusso di muoversi per pura inerzia.

Un ringraziamento al cielo di oggi, nella sua alternanza di azzurro scintillante e di grigio cupo.
Al tranquillizzante silenzio, che è stato la nostra costante guida.
Alla superficie del lago, così perfetta nella sua incredibile e apparente immobilità.
Ai cigni, alle folaghe, alle anatre, ai secolari platani, ai giganteschi noci e alle enigmatiche ninfee...
a.t.








































giovedì 22 maggio 2025

17 maggio 2025 - da Valmadrera a San Tomaso

Per raggiungere la piana di San Tomaso, sopra Valmadrera (Lc), i percorsi sono tre. Noi scegliamo il secondo, evitando il Sentiero delle vasche, non particolarmente difficoltoso, ma con punti scivolosi ed attrezzati, e la via che parte dal belvedere del paese, troppo trafficata per i nostri gusti.
Se dunque in media stat virtus, in questa scelta sta anche la bellezza di un percorso lungo quel che basta e spettacolare per gli scorci panoramici che regala.
Partiamo dalla chiesetta di San Martino alle 11:00, con il sole già bollente e solo qualche nuvola in cielo.
Dopo un primo tratto lastricato e un secondo con gradini in cemento, la cui pendenza  si merita un podio per l’affanno che provoca, veniamo accolti da un fitto bosco.
Al riparo dai dardi del sole, fra pini, abeti, castagni e robinie la salita rimane costante.
Passo dopo passo, al ritmo delle pale rombanti di un elicottero che sfiora i pendii circostanti, guadagniamo quota, fino a scorgere da lontano la piana di San Tomaso.
La meta pare a due passi, ma in montagna il senso dei “due passi” non è mai letterale: i saliscendi e i giri pindarici sono sempre in agguato.

a.t.