lunedì 22 ottobre 2018

20 ottobre 2018 - autunno al Parco



Il Parco appartiene alle mie radici.
Sinonimo della gioia di correre nei suoi prati fin da quando quando era bambina.
Rifugio, ora, da percorrere con lentezza, per ritrovare le energie.
Così sabato: una passeggiata in compagnia di persone appena conosciute; l'intreccio di ricordi ed esperienze personali.
Dialoghi sui dettagli che caratterizzano le tante specie arboree; il senso di una traccia lungo una corteccia; la risposta di madre natura ai sintomi, alle malattie, all'intrusione umana.
Chiome ancora intatte sopra i nostri passi che si attardano lungo le acque del mio/nostro fiume.
Il senso dell'acqua e delle sue creature; i tanti suoni e canti che si fanno armonia.
Grazie a M.B. ( non è mia abitudine citare nomi e cognomi/ i motivi sono molteplici e gli interessati è probabile che si riconoscano nel mio narrare).

Grazie a V.S. e agli altri partecipanti per aver condiviso con me i colori di quest'autunno, che poi sono gli stessi colori che miracolosamente da sempre si rinnovano nell'affascinante ciclo della vita.

a.t.
























lunedì 27 agosto 2018

26 agosto 2018 - Rifugio Piazza



Domenica d’agosto senza nuvole: il temporale di ieri ha ripulito cielo e terra.
La meta di oggi è il rifugio Piazza a 785 m di altezza, proprio sopra Lecco. Le guide dichiarano un'ora di cammino per circa 390 metri di dislivello.
All’uscita dalla galleria di Lecco imbocchiamo la vecchia strada per la Valsassina fino alla frazione di Rancio Alto e subito vengo avvolta dai ricordi. Anni fa (parlo del mio giurassico ) quella era la via che mi portava alla neve e alle piste piste da sci...
Parcheggiamo poco prima  del cimitero, lungo via Quarto, e imbocchiamo una strada asfaltata con pendenza a mille, segnalata con un cartello del Cai. Il sentiero 52 è quello da seguire.



Lo spettacolo di cui godiamo alla partenza già basterebbe.



Subito un quarto d'ora di sofferenza allo stato puro: la sensazione è quella di compiere un passo avanti e di rotolare un metro indietro! ( la prossima volta - prima di fotografare - mi munisco di goniometro!)




Imbocchiamo poi un sentiero a gradini, e ci accorgiamo dopo dieci minuti d'aver sbagliato strada, ma poco importa. 
D'altronde, mai dar per scontato le indicazioni dell'Ostregatto.
Attimo di sconforto ( dettato dal pensiero di rifarsi discesa e salita) e poi troviamo comunque il modo di recuperare il cammino  perduto, sempre in un contesto di p
anorami mozzafiato e pendenze ...mozzafiato.
Il Resegone è sempre lì, al nostro fianco, maestoso e unico. 


Un breve tratto in piano, limitato a sinistra da una rete paramassi e a destra da una fitta sterpaglia che cela le rocce, riporta i nostri battiti ad una soglia sopportabile.
Il tratto è breve, per fortuna, perchè un poco claustrofobico. 


Poi il sentiero nuovamente prende il volo e s’inerpica fra le rocce. Il fitto bosco continua a risparmiarci dai raggi del sole  cocenti. 


Ciclamini incastrati fra le fessure delle rocce e farfalle ovunque; tratti esposti a strapiombo, catene per facilitare la salita su alcuni tratti scivolosi. Il mio regno! La montagna allo stato puro. 



Prima tappa presso la cappellina della Madonna del Carmine, d’un bianco abbagliante.

Panorama divino ( concetto già espresso, ma vale la pena ripeterlo). 






Qualche minuto per godere del "beneficio della bellezza" e poi ripartiamo lungo il sentiero sulla sinistra della cappellina.


Quindici minuti circa di saliscendi lungo un tratto a prova di vertigini. 



Poi ecco il rifugio: bandiera issata e tavoli affollati da una moltitudine di vocianti avventori.




a.t.


martedì 21 agosto 2018

18 agosto 2018 - Sasso di Preguda - Valmadrera


Cartina alla mano, questa volta partiamo poco sopra Valmadrera, alla volta del Sasso di Preguda sul Moregallo. 


Il Sasso di Preguda è un masso erratico scoperto da A. Stoppani nel 1878 e oggetto dei suoi studi sulla teoria glaciologica. 



Dalla Valtellina fino a Valmadrera: il lungo viaggio di un blocco di granito di sette metri d'altezza.


Il lago di Lecco è ai nostri piedi e l'amato profilo del Resegone davanti a noi, in controluce.


Punto di partenza la micro piazzetta Rosé, ai bordi di un cantiere aperto, dove nuovi edifici stanno sorgendo come funghi.
I primi trecento metri di strada, lungo un  tratto asfaltato,  sono da blocco respiratorio. Giusto il tempo di  carburare e di trovare un compromesso fra respirazione e andatura e    incrociamo il sentiero n. 6, la cui pendenza ci "rassicura".


Anche qui, un dedalo di sentieri che si intrecciano.


I muretti divisori contengono il nostro sguardo, mentre la vegetazione si fa sempre più fitta.


Nessuno lungo il sentiero. Nessun eco dalla sottostante superstrada: il silenzio è quasi assoluto.







Le farfalle ci precedono fedeli come damigelle e sopra le nostre teste plana una poiana, sfruttando le termiche.













I tanti terrazzamenti panoramici "ci costringono" a numerose soste: non a caso mi sobbarco il peso della macchina fotografica e dei suoi tele. 







In meno di un'ora raggiungiamo la meta, lasciandoci alle spalle i boschi di castagni, noci, querce e carpini.


Sull'ultimo terrazzamento, poco sotto la vetta del Moregallo, il Sasso di Preguda, divenuto parete dell'abside della chiesetta di San Isidoro.






Anche questa volta un panorama notevole.
a.t.