domenica 26 maggio 2024

Domenica 26 maggio 2024 - da Baiedo (Pasturo) al rifugio Riva

Dopo giorni di pioggia infinita, finalmente il sole.
Lasciamo l’auto all’inizio della frazione di Baiedo ( la domenica è impossibile trovare parcheggio vicino all’attacco del percorso) e, seguendo un tratto di strada asfaltata, giungiamo fino alle indicazioni per i Piani di Nava.
Neppure il tempo di rodare i muscoli e la salita ci dà subito il benvenuto.
Oltrepassiamo il minuscolo paese con le sue antiche case in pietra e le sue vie claustrofobiche, per poi arrivare al bosco di castagni, dove la temperatura si abbassa bruscamente.
La nostra meta è a un’ora abbondante di distanza, per un dislivello di 390 metri, che si sviluppa praticamente sempre e solo in senso "molto-verticale".
Alle soglie dei Piani di Nava, quando personalmente pensavo di non avere più riserve spendibili, le mie gambe tornano leggere come per incanto. 
Il sentiero diventa pianeggiante ( qui spiegata la ragione di tanta leggerezza) e contemporaneamente si apre uno spettacolo sublime.
Prati e pascoli curatissimi, baite perfette in ogni dettaglio. Nessuna rete da letto a delimitare le proprietà, nessun oggetto di riciclo utilizzato in modo bizzarro, nessuna vasca da bagno a raccogliere l’acqua piovana.
Mi si perdoni la cattiveria…ma per un istante ho pensato di trovarmi in Svizzera o in Austria.
I Piani di Nava sono senza dubbio uno dei luoghi più belli delle Grigne.
Da qui, in soli dieci minuti di "più umana salita", si raggiunge il rifugio Riva.

a.t.































sabato 11 maggio 2024

11 maggio 2024 - da Maggio (LC) a Culmine San Pietro

Da Maggio a Culmine San Pietro, alla ricerca delle mie radici, lungo flebili ricordi e dettagli sbiaditi.
Nella mia memoria rimangono le brevi soste a Maggio quando, di ritorno dai campi di sci, il papà ci portava a salutare uno dei tanti cugini della nonna.
Felice, si chiamava…o forse Giovanni… Poco importa, visto che di lui rammento solo il dettaglio di una cucina popolata di presine create con l’uncinetto.
E poi le passeggiate nei luoghi che avevano accolto mio padre, suo fratello minore e la nonna, sfollati durante la guerra.
Qualche foto, trovata nella casa ormai vuota dei miei, li ritrae davanti ad una cascina. Le teste dei bambini rasate a zero, per timore dei pidocchi. Un telo sul prato, sorrisi di volti a cui non riesco ad associare un nome. Storie ormai chiuse nel silenzio dell’oblio.
Ho cercato quella cascina oggi e la casa di Felice e i prati dove coglievo i fiori da bambina e la discesa che percorrevo con lo slittino in inverno, ma tutto appartiene solo al passato.
Ore 11:10, mi guardo attorno.
Maggio non è più quello che ricordavo.
Sono spariti anche i racconti che il papà rievocava, quelli del cantastorie (un vecchio zio) che ogni sera intratteneva donne e bambini nella stalla. Tutti restavano appesi al filo della sua voce, capace di esorcizzare persino l'orrore della guerra.
Parcheggiamo l’auto nei pressi della chiesa e proseguiamo lungo la strada asfaltata verso la fontana di San Lorenzo.
Alla sua sinistra ha inizio il sentiero che porta al Culmine.
Un’ora circa di cammino, lungo un percorso sterrato dalla pendenza costante, all’ombra di un fitto bosco di castagni e frassini, oggi stranamente privo di profumi.
Pochi i fiori, ad esclusione di una marea di soffioni…
a.t.