sabato 21 gennaio 2017

21 gennaio 2017


Castello di Somasca, noto anche come Rocca dell'Innominato.





















Probabilmente fu una delle residenze di Francesco Bernardino Visconti, signore di Brignano, al quale si ispirò Alessandro Manzoni   ne I Promessi Sposi.
Il complesso era stato eretto durante gli anni degli scontri tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia.
Persa in seguito la sua importanza strategica, fu scelto da Girolamo Emiliani (1486-1537) quale luogo per ospitare gli orfani dei paesi limitrofi. Divenne così 
una scuola- seminario, dove si alternavano lo studio e il lavoro. 
Delle originarie strutture si conservano oggi il muro perimetrale, parte dei bastioni difensivi, la lunga scalinata per giungere al castello 
e alcune torri, mentre le cappelle sono state in gran parte ricostruite in tempi successivi. 

Il cielo è quasi perfetto, oggi, nel suo azzurro intenso. Solo una leggera foschia limita la vista spettacolare dall’alto della Valle di San Martino, tra Lecco e Vercurago.
Una breve camminata lungo un sentiero scavato fra le rocce e in pochi minuti il rumore del fondo valle si disperde.
La natura attorno dorme il suo sonno invernale. Negli angoli in ombra, riposa sotto un recente strato di neve.
Il luogo conserva in sé una strana atmosfera, a metà fra il sacro e il profano.
Scale Sante da risalire in ginocchio, come vuole la più ferrea tradizione cattolica e cartelli di divieto di percorrere le stesse in senso opposto.
Troviamo una fonte miracolosa, alla quale la gente attinge con religioso rispetto: “qualche giorno fa un altro miracolo”, ci riferisce uno dei tanti fedeli giunti fin lì, con lo zaino pieno di bottiglie. E’ fede questa, è una forza che si porta nel cuore e non si discute.
 Alla fine del sentiero c’è una cappella in cui sono conservate le spoglie mortali di alcuni preti e poi tante croci, sui muri, affrescate, conficcate nella roccia, appese ai muri.
Nell'aria il profumo di candele.

In un locale  si vendono“ i ricordi del luogo”. Spiritualità e materialità che convivono e si intrecciano.
Acqua santa in bottiglie, loculi affacciati sul lago, fortezze in cui un tempo scorreva sangue e cappelle dove oggi si invoca il miracolo, l’intervento divino.
Opposti che ogni volta mi lasciano senza parole e con troppi interrogativi.
Lascio sfumare ogni mia vana polemica e torno all’azzurro del cielo, alla vista che si perde fra i profili dei laghi e dei monti.
Sopra di noi un rapace volteggia sfruttando le correnti del vento.
Ha semplicemente aperto le sue ali, affidandosi all’invisibile…

a.t. 

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