In questa estate che poco sa di sole e di azzurro, parto verso l’Austria e subito mi sorprende la lineare geometria dei suoi spazi verdi. Da Innsbruck a Vienna, seguo una linea che taglia dolci colline, dipinte in un perfetto equilibrio di colori. Morbide campagne, in una terra dall’idioma così spigoloso. Roccaforti in pietra, incastonate fra le rocce, guardiane di un tempo ormai andato.
L’Austria e i suoi micro villaggi. L’Austria e le sue città turistiche, dove il barocco sorprende per la sua pesante ridondanza, e ogni edificio, parco, chiesa, piazza è quasi esageratamente immenso e lindo.
Innsbruck, Salisburgo, Lintz. Il gioco delle parti si ripete. Splendide città: perfette, pulite, dorate. Turisti: tanti, ovunque, da ogni angolo del mondo. Tante donne di nero velate.
Dopo giorni di acqua e freddo, il cielo si apre in uno strappo di azzurro. Riparto, il Danubio è in piena. A pochi chilometri da Lintz, a contrastare una dolce valle e le sue armoniche colline, le pietre grigie del campo di concentramento di Mauthausen.
Varco la soglia e mi faccio pietra. Un piazzale. Arcate sulla sinistra, altri edifici sulla destra, filo spinato. La sensazione è di trovarsi di fronte ad una tavola dove ognuno può leggere o riscrivere la storia che fu. Una morsa al cuore, folate di vento che non sono vento, ma onde di ricordi, vite mai conosciute. Non riesco a restare neutrale. “E’ tutto passato…” – A. così mi dice. Ma ogni pietra di quel luogo pare sputare ancora dolore.
L’Austria e i suoi estremi, ecco cosa si è incuneato nel mio cuore. Le città perfette e le periferie dove di sera spuntano uomini e donne che si portano appresso la loro vita, racchiusa in sacchetti laceri. Turisti super tecnologici e relitti umani, seduti sui marciapiedi. Gli sguardi seri degli uomini d’affari e le risate inaspettate di chi ha bevuto e anche parecchio. Le silenziose campagne, le caotiche periferie. Il ridondante barocco e lo spigoloso gotico, ecco cos’altro si è incuneato nel mio cuore. Il gotico, con le sue altezze, le geometrie che costringono gli occhi a puntare verso l’alto, in cerca di una fine, di un vertice, Le trasparenze dei colori delle vetrate, la nudità delle pareti. I contrasti di luce. Il mio esser minuscola, ma capace di guardare oltre, di gioire delle diversità.
Scrive Gabriele La Porta in “Storia della magia” – Grandi castelli, grandi maghi, grandi roghi.
(…) Anche il più servilmente ufficiale dei manuali di Storia dell’arte attesta la nascita di questo modello architettonico nel 1130. Improvvisamente. Come un fiore che sboccia istantaneo. Eppure in natura una pianta non può sorgere dal nulla, figurarsi in questo caso. Siamo di fronte a edifici giganteschi, mirabilmente concepiti in modo nuovo e sublime. .(…) Il gotico è uno stile architettonico e una concezione del mondo. Le cattedrali hanno dimensioni cinque volte maggiori di qualsiasi altra chiesa dell’epoca. I piani di edificazione sono elaboratissimi. (…) Come un’epifania, come un’apparizione del divino in Terra, il gotico si diffonde e con esso si propaga un messaggio fatto di resurrezione dell’umano. Il fedele che entra nella cattedrale è spinto a guardare verso l’alto. Non si contrae più su se stesso, quasi vergognandosi della sua umanità e del suo presupposto peccato originale, come avviene nelle chiese romaniche, ma volge il volto all’alto. Sta in piedi e non ripiegato…E chi vuol capire, capisca. (…).














Nessun commento:
Posta un commento