lunedì 28 dicembre 2015

BRIXIA, 27 dicembre 2015


La giornata è decisamente invernale. L’aria è gelida . Quando la fitta nebbia finalmente si apre come un sipario, l’ azzurro del cielo terso è perfetto. Il mio colore preferito avvolge il centro storico di una città che ancora una volta mi sorprende.
Brescia.
Piazza Vittoria, con la sua monumentale sfilata di edifici in stile neoclassico, mi riporta indietro nel tempo, fino all’anno 1932, quando un’antica area medievale era appena stata interamente rasa al suolo.
Nuove forme, volumi nitidi, squadrati, superfici marmoree, richiami neoclassici: un passo avanti?
Non so giudicare o forse, inconsciamente, lo faccio appena varco Piazza della Loggia.
Un altro contesto, un’altra atmosfera. Meno rigidità e perfezione; più intrecci, più differenze, a mio avviso, più vita.
Piazza della Loggia: la bellezza di stili architettonici diversi e di epoche che si sono plasmate e integrate l’una sull’altra, e un angolo ancora transennato, dove resta una colonna ferita a ricordare una strage neppure tanto lontana nel tempo.

A pochi passi dal centro 
il Museo di Santa Giulia, con un’ immensa area espositiva in costante aggiornamento, mi fa compiere un lungo viaggio che ha inizio nella preistoria. Reperti celtici, domus romane dai mosaici pressoché intatti e coloratissimi, tracce longobarde , corredi funerari, affreschi, oggetti di uso quotidiano.
Il flusso della vita, il senso della morte.
Guerre, scoperte, distruzioni, violenze, amori, tradimenti, patti, matrimoni, eroi. La nostra storia e i suoi contrasti: l’atrocità delle lame, delle spade, dei pugnali, degli elmi, degli scudi, di tutti gli strumenti di morte e di offesa esposti come reliquie, straordinari nella loro fattura, crudeli nel loro scopo e la sorprendente raffinatezza dei gioielli, degli arredi, degli ornamenti.
E’ la vita.
E’ la nostra storia.
Grazie, A. per avermi accompagnato in questo nuovo viaggio.




1932
P.zza Vittoria - Primo grattacielo in Italia e primo in Europa ad esser costruito in cemento armato. 




Torre detta " della Rivoluzione"


P.zza della Loggia - Un particolare della Torre di Porta Bruciata - ( così denominata, a ricordo dell'incendio del 1184)

 I due "Macc de le ure" della Torretta dell'orologio di P.zza della Loggia
















domenica 6 dicembre 2015

Sette ore: un'eternità


Stai vivendo fuori dal mio tempo, come in un altro sogno.
Sette ore: un’eternità.
Quando tu sei avvolto dal giorno, io sono fra le stelle. Quando io accolgo l’alba, la luna rischiara i tuoi passi.
Ricevere tue notizie è come infrangere la barriera di questo tempo che ci separa. Tutto allora accade nello stesso istante: quello che per te è già stato e quello che per me è ancora a venire.
Terre, altopiani, monti e pianure diventano un unico granello di sabbia. Il mare, una sola lacrima di pura malinconia.
Mi scrivi.
Ti leggo, respirando ogni tua parola, immergendomi nel mondo che hai fermato attraverso le fotografie.
Ti cerco e ti riconosco in quel nastro rosso consumato dal vento e dalle piogge, in quel brandello di stoffa che, pur nella sua fragilità, riesce a congiungere un giovane ramo ribelle, all’albero-padre.



da Hong Kong

La mia domenica 6 dicembre 2015 

"La luce entra dalla finestra, non tiro la tenda, lascio che il ciclo della vita si faccia scorgere dal mio voler esistere per sempre.
Ti penso, a letto riposi, ti svegli, malinconica, piena di pensieri, io lontano non posso stringerti, una fitta al cuore e mi rigiro a cercare la luce del mattino.
Apro la finestra, l’aria fresca entra portata dal vento del mare ad accarezzarmi l’anima come per contrasto, a ricordarmi il calore delle tue mani su di me.
Mi preparo, mi lavo, mi vesto, sono ancora frastornato, andrò a fare colazione, ho deciso oggi ci vuole!

Esco, direzione ufficio, verso un angolo di occidente, quattro passi verso l’incrocio davanti al Decathlon; per loro questo è il “Decalon”. È domenica, i volontari del traffico fanno attraversare fischiando, una ragazza mi precede.
L’unico modo che ho per poterti raccontare di lei è un’immagine. E' una città di tutto e di niente, una città di ricchi e di poveri, di Barbie e di mamme indaffarate, di minigonne, di serie divise e di tute da pochi Yuan.





A.A. “NiHao”
P.C. “Goodmorning”
A.A. “A cappuccino and this slice of cheesecake please”
P.C. “ wu shi er yuan (52 Yuan)”
A.A. “Xiexie”



Mi siedo a leggere qualche pagina del libro che mi ha regalato Gianluca: “Le strategie della stupidità”.
Già il mondo è pieni di stupidità generata anche da persone intelligenti!
“Le persone più stupide che conosco sono quelle che sanno tutto” (Malcoms Forbes)
“La stupidità non è una malattia, tuttavia è collegata ai più pericolosi fallimenti delle imprese umane” (Avital Ronell)

La torta è buona, il cappuccio è lungo all’americana, una brodaglia di latte e caffè con la sopra due dita di schiuma che mi scalda lo stomaco.
Diverso da quello comprato a WallMart l’altro giorno.





Un paio di signore di mezza età “sfogliano” le notizie su un tablet e la ragazza di Pacific Coffee cancella la frase del giorno e scrive la nuova.
Ogni giorno un dipendente scrive un buon proposito nei confronti del lavoro e del servizio svolto, sempre orientato al cliente.
Non riesco a concentrarmi sulla lettura, il mio pensiero torna al tuo viso, torna a te.

E’ nuvoloso, fa freddo per essere ShenZhen. L'orologio segna 16°C; torno all’albergo, prendo la macchina fotografica a vado al parco che c’è qui vicino a fare una passeggiata. Non voglio star chiuso in camera tutto il giorno a lavorare, uscirò a cena stasera.



ShenZhen da un altro punto di vista, dal basso, dal verde, dall’acqua, dove gli uccelli si buttano in acqua a pescare; i bambini ridono felici, le famiglie passeggiano e una signora nel suo costume tradizionale si muove lentamente tra gli alberi, al suono di una musica antica, nelle posizioni del ThaiChi. 






Un giardiniere ha perso il suo cappello sull’argine del lago ...









e anche qui, dove la natura si vuole ribellare ai grattacieli, un salice aspetta Godot che non arriverà mai.




I fiori continuano a cantare i loro colori senza sosta: questo mite clima invernale la spinge a continuare e continuare a esistere. 

















La vegetazione sub tropicale è davvero diversa dalla nostra: banani, mango, piante e fiori di ogni genere.


La cura del parco e la natura contrastano con la crescita della città e la tecnologia, che spesso fa capolino allo sguardo.

Tra gli strani fiori delle siepi, gli uccellini sugli alberi ...




Un piccolo amico mi segue, mi accompagna per un pezzo scodinzolando avvicinandosi curioso.





Qualcosa di inaspettato attira il mio sguardo...

Il nostro filo rosso, eccolo anche qui, a segnare un giovane ramo solidamente attaccato ad un grande albero con profonde radici, tu qui con me per sempre."
a.a.






lunedì 16 novembre 2015

Se fossi



Se fossi  regina

sul mio capo poserei una corona di alghe bianche

con mille braccia aperte verso il cielo.



Se fossi   regina

deporrei la mia corona ai tuoi piedi

ogni volta in cui tu venissi a cercarmi.






Io, tua regina
Tu, mio re.

I nostri mondi solitari
annullati
in una promessa d'infinito.









sabato 24 ottobre 2015

Ottobre



Ripercorro sentieri, sentendo l’eco dei passi di un tempo.
Conosco ogni foglia di questo cammino e amo la sfida dei suoi viali alberati, che vorrebbero arginare il mio sguardo. 
Il rumore della natura ritma il mio respiro. 
Mi inchino davanti ad un albero abbattuto che profuma ancora di resina. 
Le schegge che escono dal suo tronco al suolo
tagliano il passare del vento.

















domenica 18 ottobre 2015

Shenzhen: un’enigma subtropicale


Tu in Cina ora, lontano, a Shenzhen, con i suoi tredici milioni di abitanti, catapultato in una terra che solo qualche decennio fa era un villaggio di pescatori e che fu scelta dalle autorità governative del dopo regime, per diventare una zona ad economia speciale. 


Scrivere del viaggio che stai compiendo e che io non sto vivendo, ma che percepisco solo attraverso i tuoi scatti e le tue parole, non è semplice. Mi chiedo cosa manchi, perché non sia solo resoconto, cronaca astratta; perché il mio descrivere abbia un’anima . Ho già in parte la risposta: non ho vissuto la gente, i suoni del suo linguaggio, le espressioni dei suoi volti. Mi manca non aver potuto percepire l’atmosfera che ogni luogo è capace di emanare e che solo calpestandone il suolo ti entra sotto pelle. Ci sono luoghi caotici, che tolgono il respiro; di altri si avverte la pace, l’equilibrio; di altri ancora la neutralità, come se una pellicola trasparente li avvolgesse, impedendone ogni contaminazione. Shenzhen continua a restare per me un’enigma subtropicale. Ho ascoltato il tuo dire in questi giorni di rari collegamenti via web, ma posso solo creare il negativo fotografico del tuo racconto, perché il mio pensiero continua a macinare la tua assenza qui, accanto a me, fra queste mura, più che la tua presenza al di là del mondo. Mi mancano i colori e temo di cadere nella malinconia del vuoto. Aspetterò il tuo ritorno, per parlare di Shenzhen-città.



Quando ti ho chiesto se non hai paura della lontananza, dell’essere straniero in terra così lontana dalla nostra cultura, mi hai risposto che basta lasciarsi andare, abbandonarsi nel flusso della differenza, perché ciò diventi nuovo mare da navigare. Solo così il suono di una lingua sconosciuta  può trasformarsi in musica e il paesaggio, in una nuova dimora. E poi esiste un linguaggio che non ha bisogno di interpreti, di traduzioni: è la mimica dei visi, dei sorrisi, degli sguardi. Ovunque al mondo è riconoscibile e ti fa sentire a casa.



Per tali ragioni mi limiterò a pubblicare solo qualche tuo foto, senza aggiungere commento, per prendere poi congedo da questo mio viaggio ideale, attraverso l’ideogramma che mi hai inviato e che ti ha tracciato il tuo collega cinese. Mi ha lasciato senza parole e con gli occhi inondati di lacrime. “donna” è scritto nel primo simbolo. “ bambino” è quella specie di 3 che vien subito dopo. Se li si unisce, danno vita all’ideogramma che significa “ cosa buona”.
A presto.












lunedì 12 ottobre 2015

Dodici ottobre 2015

In questa malinconica giornata di ottobre catturo immagini, nell’illusione di fissarvi anche lo scorrere del tempo.
Vorrei fermare l’azzurro del cielo e rallentare lo sciogliersi delle foglie dai rami. 
Percorro ancora una volta un angolo della mia città che mi stupisce per i suoi contrasti. Vado a cercare, come sempre, quella casa abbandonata, chiusa in un recinto armato, come potesse raccontarsi a me ancora una volta. 
Una striscia di filo spinato le fa da scudo e ferisce il mio sguardo.
Poco lontano, altre case mute, inghiottite dai rampicanti che ne scalano i muri, colonizzano i tetti e fuoriescono a cascata da ogni fessura.
La vita si aggrappa tenacemente…
Inquadro una serie di finestre dalle imposte divelte, stampate su pareti scrostate, inchiodate, percorse da cavi come fossero cicatrici.
C’è un’area dismessa, poco lontano: un altro enigma di questa città.
Scheletri in ferro arrugginito in precario equilibrio disegnano percorsi, pensiline, recinti ormai inutili.
Il mio cielo azzurro si fa largo nello squarcio di una lastra divelta.
Ritorno verso casa lungo il fiume e un oleandro in fiore regala un sorriso al mio ultimo scatto.