lunedì 10 agosto 2020

8 agosto 2020 - Buco del Piombo e Alpe del Vicerè


Buco del Piombo”. Una meta che ci eravamo prefissi di raggiungere già parecchie volte e che oggi siamo riusciti solo a sfiorare.
Il suo ingresso, imponente e scenografico quanto una cattedrale gotica, è inaccessibile: protetto da ben due cancelli.
Le visite guidate sono state sospese tempo fa per ragioni di sicurezza.
Lo osserviamo a debita distanza, dopo aver cercato di aggirare la scalinata scolpita nella roccia, che in una sola rampa spacca-cuore, arriva al suo cospetto.
Peccato.
Partiamo dunque da Erba, nei pressi di Villa Amalia.
Parcheggiata l’auto lungo la statale, percorriamo a piedi la via Buco del Piombo ( che fantasia!), seguendo le numerose indicazioni.
 La strada asfaltata lungo la quale si trovano numerose abitazioni, ville e villini, si restringe quasi subito in un'ampia mulattiera selciata.
Il bosco ci protegge dal sole cocente. Fiori e farfalle a iosa.
Pochi i punti panoramici, ma assolutamente incredibile l’effetto della parete rocciosa che cela il Buco più famoso del Triangolo Lariano!
Un’ora circa di cammino in quasi totale solitudine e silenzio, fino a lambire questo luogo straordinario.
Da qui, in cinquanta minuti, più o meno, raggiungiamo poi l’Alpe del Vicerè , attraverso un largo sentiero che si inerpica sotto gli alberi.
Un incontro improvviso ci sorprende: una volpe.
La fotografo… con il dubbio che non sia molto in forma.
Solitamente questi animali non si lasciano avvicinare più di tanto...
a.t. 



























sabato 1 agosto 2020

1° Agosto 2020 - Orrido del Caino - Erba


Primo giorno d’agosto e afa a volontà già alle otto del mattino..
Lasciamo la città per una gitarella non impegnativa, con tragitto  relativamente poco trafficato.
Erba (CO) – Località Crevenna – Orrido del Caino – Valle Bova e dintorni.
Arriviamo in auto fino al ristorante Cà Nova, in via Dei Castani ( il navigatore ci fa percorrere una strada il cui ultimo tratto ha una pendenza al limite del ribaltamento…per poi scoprire, al ritorno, un tragitto meno da Indiana Jones)
A poca distanza dal parcheggio partono una serie di percorsi che si inerpicano subito nel fitto bosco. Il nostro è segnalato con 40’ di cammino, ma già sappiamo che a quelli ufficiali ne aggiungeremo altri per le foto di rito, per il panorama-fiori-farfalle-uccellini da osservare e, non da ultimo, per riprender fiato.
Entriamo dunque nella Valle Bova, riserva Naturale Regionale e ambiente di particolare pregio dal punto di vista archeologico, e seguiamo il torrente omonimo, che è anche immissario del “nostro” Lambro.
Nonostante il percorso sia protetto da una fitta boscaglia, il caldo si fa sentire e taglia il respiro.
A nostro favore, la pendenza che resta accettabile fino alla località Sambughera, dove la mulattiera inizia a scendere fino al torrente Bova.
Qui, a tratti, il bosco si dirada, lasciando intravedere spettacolari pareti rocciose.
In pochi minuti, giungiamo ad un bivio in cui si segnala la possibilità di arrivare alla colma dell’orrido seguendo un sentiero attrezzato.
Per noi l’opzione più turistica, non avendo portato imbraghi, né cordini. Preferiamo non percorrere neppure l’ultimo tratto della passerella di ferro che costeggia la parete rocciosa ( vedi condizioni documentate in foto!). Meglio guadare le limpide e fresche acque del torrente, riducendo il rischio ad un semplice bagno gelato!
Ai piedi dell’orrido, la temperatura è incredibilmente fredda. Giochi di luci e ombre, creano scorci suggestivi. La cascata che precipita dall’alto forma alla base una pozza cristallina profonda almeno un metro, in cui si specchiano le rocce attigue.
Spuntino al volo, appollaiati su una delle tante rocce a bordo acqua e di nuovo in marcia verso l’eremo di San Salvatore. Dieci minuti di percorso, attraversando un’ampia radura dove la temperatura raggiunge livelli desertici.
Di qui partono una serie di altri percorsi, che ci annotiamo per le prossime uscite.
Per oggi a noi manca una meta, il Sasso d’Erba, una parete di 710 metri utilizzata come palestra d’arrampicata.
Pronti – via: cosa saranno mai altri trenta minuti di salita.
Qui oggi mi sono giocata il cuore. Fra il caldo e il poco allenamento, la rampa che segue non dà tregua e mi spezza in due.
A. , invece, prosegue impavido la salita in modalità diesel.
Io approfitto della mia passione per le foto, per riprendere fiato ripetutamente .
In località “Cipiloo Ross” , a dieci minuti dal traguardo, mi pare di essere ormai destinata alla posizione “Uttanasana”, tanto cara ai seguaci dello yoga: fronte alle ginocchia….respira…
La fatica, vale comunque la pena e vedere la parete rocciosa del Sasso d’Erba mi apre la mente a molti ricordi del passato: rocce…cordini…moschettoni…
a.t.