giovedì 6 agosto 2026

Domenica 19/7/26 - Ponte delle Vacche - sentiero 556

Oggi il cielo è parzialmente sereno, ma con le classiche nuvole pronte a scaricare secchiate d’acqua.
Imbocchiamo il sentiero 556 in direzione del Ponte delle Vacche e poi… si vedrà.
Dopo un giro pindarico all'ombra di pini e abeti che ci conduce quasi all’imbocco della Valle dei Forni, troviamo il percorso giusto.
La carrozzabile in breve si stringe in un ripido sentiero ricoperto di aghi di abete. 

Sorrido.
Il mio pensiero torna per un istante alla sensazione che provavo indossando le chiodate sulla pista dell'Arena di Milano.
Altri tempi, ma certi ricordi restano per sempre. 

ll percorso di oggi è semplice, ma personalmente consiglio gli scarponi o le scarpette tecniche.
Oggi le radici e le roccette che spuntano dagli aghi di pino sono imbevute d'acqua: è un attimo ritrovarsi a terra.
Il tracciato è poco frequentato e quasi sempre protetto dal fitto bosco.
Il cielo alterna momenti di sole a tratti di buio assoluto e la temperatura è decisamente più bassa rispetto i giorni passati.
Dopo circa un’ora, intravediamo sulla destra il Ponte che è stato recentemente rifatto “in stile tibetano”.
Niente micro passerelle in legno e sottili corde laterali però.
Solo- "solo" si fa per dire - una passerella metallica di 50 metri ben molleggiata, che regala a chi vi transita un immediato brivido, soprattutto abbassando lo sguardo verso valle.
21 metri sotto, scorre il torrente Gavia.
Di lì a poco, il preannunciato scroscio d’acqua ci accompagna fino a valle.
Viva le mantelle!
a.t.








































sabato 1 agosto 2026

Sabato 18/7/26 - Ghiacciaio dei Forni

Tempo incerto.
La pioggia è prevista nel pomeriggio e, come da copione, ci ha benedetti sulla via del rientro.
La montagna è così: parti con l’azzurro e incroci le dita perché il cielo non ti inondi d’acqua.
Con la navetta, da Santa Caterina raggiungiamo il Rifugio Forni.
Ore 9:40 - dopo aver ricontrollato la mappa, su mia richiesta, imbocchiamo il sentiero glaciologico basso in direzione del Rifugio Branca.
Per raggiungere la meta è molto gettonato il percorso alto, quello con i ponti tibetani. Il cielo però non mi convince: meglio la via più tranquilla.
Il nostro sentiero segue il torrente Frodolfo che nasce da quel che resta del ghiacciaio dei Forni, fino a qualche anno fa uno dei più grandi delle Alpi italiane.
La natura si mostra in questo luogo con sorprendenti sfaccettature.
Qui convivono distese di fiori multicolori e grigie pareti rocciose; rosse pietre moreniche e acque d’un azzurro celestiale.
Lungo il sentiero sono presenti numerosi pannelli didattici che ricordano gli studi del ghiacciaio da parte di Ardito Desio e Antonio Stoppani.

Notizie dal web: “a partire dagli anni Venti del Novecento, Ardito Desio condusse rilievi sistematici per conto del Comitato Glaciologico Italiano. Le sue campagne di misura documentarono con precisione l’evoluzione del ghiacciaio attraverso fotografie, cartografie e rilievi topografici, creando una delle serie storiche più importanti delle Alpi italiane.
Desio intuì quanto fosse importante osservare il ghiacciaio nel lungo periodo. Le sue misurazioni, confrontate con quelle attuali, mostrano che la lingua glaciale si è ritirata di quasi 3 chilometri rispetto all’inizio del XX secolo e che, dal 2016, quello che un tempo era un unico ghiacciaio si è frammentato in tre corpi distinti. Questo rende il Ghiacciaio dei Forni uno dei casi di studio più significativi in Europa.
a.t.
































giovedì 30 luglio 2026

Venerdì 17/7/26 - Ceisa sopra

Sentiero 571-1
Dopo la pioggia di questa notte, il cielo torna limpido.
Oggi breve camminata per dare modo ai nostri muscoli di riassestarsi.
Partiamo dal centro del paese con una salita che in modo repentino guadagna quota. Non è proprio la pendenza ideale per "quadricipiti, 
gastrocnemi e solei "dolenti, ma la mappa indica che a breve il sentiero taglierà in costa la montagna.
Il percorso alterna tratti ombreggiati a zone assolate, dove la temperatura è decisamente esagerata per l’altezza in cui ci troviamo.
Davanti a noi si apre la valle del ghiacciaio dei Forni, sulla destra il monte della Sobretta e a lato svetta il Tresero, che ho eletto personalmente “ mia cima preferita”.
In un susseguirsi di baite isolate, fiori e farfalle, camminiamo senza incontrare anima viva.
L’ultimo tratto del sentiero che arriva a Ceisa sopra ( 1961 Mt) è poco battuto e ci facciamo strada stile Indiana Jones, fra l’erba alta e le perfide ortiche.
Viva i calzoni lunghi e i calzettoni !
a.t.