anticati.
Gubbio mi accoglie in un grigio pomeriggio di vento. Il mio sguardo punta subito in alto, a studiare gli inspiegabili incastri di tetti, finestre, muri. Torri merlate e campanili muti riempiono il cielo. Mi perdo in un labirinto di strette viuzze, dove la luce non può farsi strada. Il contrasto con la vastità degli spazi verdi che circondano il paese è stridente. Ritrovo il sole pochi istanti prima del suo tramonto, dall’alto della piazza del municipio e mi fermo ad assorbirne i colori.
Spello, Perugia, Assisi: le mete del giorno dopo. Un comune passato di invasioni, domini, guerre, distruzioni, rinascite.
La storia si ripete e si stratifica.
Resti romani a sostenere balconi di abitazioni private, inglobati in muri intonacati.
Il passato che sorregge il presente.
Santi e reliquie in sovrannumero.
Miti e leggende; draghi, aquile e vergini; il sacro e il profano mescolati fino a confondersi.
Le vie della preghiera intima e i percorsi che di spirituale conservano ben poco, perché trasformati, rielaborati, spogliati di ogni senso originario, più simili a gite fuori porta.
A bilanciare il disagio che provoca in me l'invadente rumore di sottofondo, che ritrovo in ogni piazza, nei pressi e persino all’interno dei luoghi detti - sacri, ecco di nuovo la natura, prodiga nei suoi colori e il cielo, che oggi è azzurro come le volte di Giotto.
Sono partita per questo viaggio in cerca di ciò che ho ritrovato lontano da dove mi sarei aspettata. Sarà una voce fuori dal coro la mia, ma sono rimasta neutrale ad Assisi, in una cittadina più carica di turisti che di pellegrini. Per contro, il silenzio che avvolge le interminabili e spoglie pareti del duomo di Orvieto, mi ha commosso fino alle lacrime.







































