sabato 12 settembre 2015

Percorsi in Umbria

Umbria. Tonde colline, contese fra ulivi e viti, borghi antichi e borghi un po’ troppo
anticati.
Gubbio mi accoglie in un grigio pomeriggio di vento. Il mio sguardo punta subito in alto, a studiare gli inspiegabili incastri di tetti, finestre, muri. Torri merlate e campanili muti riempiono il cielo. Mi perdo in un labirinto di strette viuzze, dove la luce non può farsi strada. Il contrasto con la vastità degli spazi verdi che circondano il paese è stridente. Ritrovo il sole pochi istanti prima del suo tramonto, dall’alto della piazza del municipio e mi fermo ad assorbirne i colori.
Spello, Perugia, Assisi: le mete del giorno dopo. Un comune passato di invasioni, domini, guerre, distruzioni, rinascite.
La storia si ripete e si stratifica.
Resti romani a sostenere balconi di abitazioni private, inglobati in muri intonacati.
Il passato che sorregge il presente.
Santi e reliquie in sovrannumero.
Miti e leggende; draghi, aquile e vergini; il sacro e il profano mescolati fino a confondersi.
Le vie della preghiera intima e i percorsi che di spirituale conservano ben poco, perché trasformati, rielaborati, spogliati di ogni senso originario, più simili a gite fuori porta.
A bilanciare il disagio che provoca in me l'invadente rumore di sottofondo, che ritrovo in ogni piazza, nei pressi e persino all’interno dei luoghi detti - sacri, ecco di nuovo la natura, prodiga nei suoi colori e il cielo, che oggi è azzurro come le volte di Giotto.
Sono partita per questo viaggio in cerca di ciò che ho ritrovato lontano da dove mi sarei aspettata. Sarà una voce fuori dal coro la mia, ma sono rimasta neutrale ad Assisi, in una cittadina più carica di turisti che di pellegrini. Per contro, il silenzio che avvolge le interminabili e spoglie pareti del duomo di Orvieto, mi ha commosso fino alle lacrime.


























Mare-a-Mare

Ascolto l’esplodere delle onde e mi rivedo là dove il mare si fonde con il cielo...


Uno sguardo al passato: appunti sparsi di viaggio 2014

Partire e non ritornare: se la vita viaggia in linea retta non esiste “un ritorno a casa”, ma solo un “nuovo arrivo”. Ciascun viaggio cambia, smussa, ferisce, lenisce. Il viaggio diventa parte di noi quando riesce a (s)muovere l’anima, oltre che il corpo. A qualcuno sfiora solo la pelle. Talvolta il viaggio si incunea nel cuore.
In questa estate che poco sa di sole e di azzurro, parto verso l’Austria e subito mi sorprende la lineare geometria dei suoi spazi verdi. Da Innsbruck a Vienna, seguo una linea che taglia dolci colline, dipinte in un perfetto equilibrio di colori. Morbide campagne, in una terra dall’idioma così spigoloso. Roccaforti in pietra, incastonate fra le rocce, guardiane di un tempo ormai andato.
L’Austria e i suoi micro villaggi. L’Austria e le sue città turistiche, dove il barocco sorprende per la sua pesante ridondanza, e ogni edificio, parco, chiesa, piazza è quasi esageratamente immenso e lindo.
Innsbruck, Salisburgo, Lintz. Il gioco delle parti si ripete. Splendide città: perfette, pulite, dorate. Turisti: tanti, ovunque, da ogni angolo del mondo. Tante donne di nero velate.
Dopo giorni di acqua e freddo, il cielo si apre in uno strappo di azzurro. Riparto, il Danubio è in piena. A pochi chilometri da Lintz, a contrastare una dolce valle e le sue armoniche colline, le pietre grigie del campo di concentramento di Mauthausen.
Varco la soglia e mi faccio pietra. Un piazzale. Arcate sulla sinistra, altri edifici sulla destra, filo spinato. La sensazione è di trovarsi di fronte ad una tavola dove ognuno può leggere o riscrivere la storia che fu. Una morsa al cuore, folate di vento che non sono vento, ma onde di ricordi, vite mai conosciute. Non riesco a restare neutrale. “E’ tutto passato…” – A. così mi dice. Ma ogni pietra di quel luogo pare sputare ancora dolore.
L’Austria e i suoi estremi, ecco cosa si è incuneato nel mio cuore. Le città perfette e le periferie dove di sera spuntano uomini e donne che si portano appresso la loro vita, racchiusa in sacchetti laceri. Turisti super tecnologici e relitti umani, seduti sui marciapiedi. Gli sguardi seri degli uomini d’affari e le risate inaspettate di chi ha bevuto e anche parecchio. Le silenziose campagne, le caotiche periferie. Il ridondante barocco e lo spigoloso gotico, ecco cos’altro si è incuneato nel mio cuore. Il gotico, con le sue altezze, le geometrie che costringono gli occhi a puntare verso l’alto, in cerca di una fine, di un vertice, Le trasparenze dei colori delle vetrate, la nudità delle pareti. I contrasti di luce. Il mio esser minuscola, ma capace di guardare oltre, di gioire delle diversità.
Scrive Gabriele La Porta in “Storia della magia” – Grandi castelli, grandi maghi, grandi roghi.
(…) Anche il più servilmente ufficiale dei manuali di Storia dell’arte attesta la nascita di questo modello architettonico nel 1130. Improvvisamente. Come un fiore che sboccia istantaneo. Eppure in natura una pianta non può sorgere dal nulla, figurarsi in questo caso. Siamo di fronte a edifici giganteschi, mirabilmente concepiti in modo nuovo e sublime. .(…) Il gotico è uno stile architettonico e una concezione del mondo. Le cattedrali hanno dimensioni cinque volte maggiori di qualsiasi altra chiesa dell’epoca. I piani di edificazione sono elaboratissimi. (…) Come un’epifania, come un’apparizione del divino in Terra, il gotico si diffonde e con esso si propaga un messaggio fatto di resurrezione dell’umano. Il fedele che entra nella cattedrale è spinto a guardare verso l’alto. Non si contrae più su se stesso, quasi vergognandosi della sua umanità e del suo presupposto peccato originale, come avviene nelle chiese romaniche, ma volge il volto all’alto. Sta in piedi e non ripiegato…E chi vuol capire, capisca. (…).
























domenica 6 settembre 2015

Settembre a Milano

Milano è una città che incanta ogni volta.
Partiamo in treno, proseguiamo in metrò e poi a piedi, percorrendo vie semi deserte, insolitamente prive di traffico.
Sprazzi d’azzurro e nuvole grigie si contendono il cielo di questo sabato d'inizio settembre. Corso Como la nostra prima tappa.
Presso la Galleria Sozzani c'è una mostra sulla fotografia futurista con più di cento scatti di raffinata bellezza e sorprendente modernità.
Fotomontaggi, caricature grottesche, immagini sdoppiate, volutamente sfuocate, scatti che catturano movimenti, per poi liberarli come fossero onde.
Una raccolta di capolavori sbocciati senza l’uso-abuso di effetti speciali. Bella questa mostra, bello scoprire quanto sia stato geniale questo tentativo di uscire dai rigidi canoni dell'epoca.
Corso Como ci risucchia poi nuovamente, con il suo fiume di persone. Popoli, culture, lineamenti multiformi. Milano e il mondo. Milano e le diversità.
Il nostro viaggio prosegue…




























nota a margine: "Fotografia Futurista" - Galleria Sozzani - Milano, Corso Como 10 -
dal 10 giugno al 1° novembre 2015.
Più di cento fotografie originali provenienti da collezioni private e da fondi storici nazionali. (Fratelli Alinari, Museo del Cinema e di Fotografia di Torino, Museo Archivio di fotografia Storica di Roma e gli archivi del MART di Trento e Rovereto).