Oggi il breve stacco dal lavoro ci ha portato sulle rive del lago di Comabbio, di cui ho scoperto l’esistenza quasi per caso, osservando le mappe di g**gle.
Siamo ai piedi delle Prealpi Varesine, dove un tempo un unico grande bacino collegava il lago di Comabbio con quello di Varese. Ora i due specchi sono uniti dal canale artificiale Brabbia, che taglia l’omonima palude.
Dal web: “…nel 2007 è stata creata la ZSC, ossia una zona speciale di conservazione, al fine di tutelare e preservare le piante, gli animali e l’habitat di specie di grande pregio e interesse. L’ente gestore è il Parco del Ticino”.
Il lago è alimentato da poche sorgenti e da piccoli torrenti.
Vietate la balneazione e la navigazione a motore.
Da una ventina d'anni è un rinomato campo di regata, che ospita manifestazioni sportive di alto livello.
È possibile percorrerne l’intero perimetro grazie ad una pista ciclo-pedonabile, che attraversa il Parco Berrini a Ternate e il Parco di Corgeno.
Noi siamo partiti dal paese di Comabbio e abbiamo seguito il percorso in senso orario, il migliore a nostro avviso, perché entra subito a contatto con Madre Natura.
L’anello, lungo circa 13 km, presenta pochi dislivelli, per nulla impegnativi.
I tratti boschivi e i più suggestivi scorci panoramici sono presenti nei primi tre quarti dell’anello.
Il tratto finale è decisamente meno interessante, poiché accosta la statale.
A questo punto però le gambe (parlo soprattutto delle mie) possono concedersi il lusso di muoversi per pura inerzia.
Un ringraziamento al cielo di oggi, nella sua alternanza di azzurro scintillante e di grigio cupo.
Al tranquillizzante silenzio, che è stato la nostra costante guida.
Alla superficie del lago, così perfetta nella sua incredibile e apparente immobilità.
Ai cigni, alle folaghe, alle anatre, ai secolari platani, ai giganteschi noci e alle enigmatiche ninfee...
È possibile percorrerne l’intero perimetro grazie ad una pista ciclo-pedonabile, che attraversa il Parco Berrini a Ternate e il Parco di Corgeno.
Noi siamo partiti dal paese di Comabbio e abbiamo seguito il percorso in senso orario, il migliore a nostro avviso, perché entra subito a contatto con Madre Natura.
L’anello, lungo circa 13 km, presenta pochi dislivelli, per nulla impegnativi.
I tratti boschivi e i più suggestivi scorci panoramici sono presenti nei primi tre quarti dell’anello.
Il tratto finale è decisamente meno interessante, poiché accosta la statale.
A questo punto però le gambe (parlo soprattutto delle mie) possono concedersi il lusso di muoversi per pura inerzia.
Un ringraziamento al cielo di oggi, nella sua alternanza di azzurro scintillante e di grigio cupo.
Al tranquillizzante silenzio, che è stato la nostra costante guida.
Alla superficie del lago, così perfetta nella sua incredibile e apparente immobilità.
Ai cigni, alle folaghe, alle anatre, ai secolari platani, ai giganteschi noci e alle enigmatiche ninfee...
a.t.