Primo mattino.
Con la speranza di trovare temperature umanamente sopportabili, puntiamo a nord.
L'illusione dura poco.
La stretta Valle Lanza, percorsa dalla vecchia linea ferroviaria che da Castellanza arrivava fino a Mendrisio, è un misto fra tropici e deserto. Per dirla in modo più poetico, oggi pare un mondo di farfalle invaso dalle cavallette.
La stessa scarpinata di oltre due ore, in situazione meteo più consone, probabilmente sarebbe stata meno dura.
Lasciata dunque l’auto sotto il solleone nel piccolo parcheggio di Casello Ferroviario, la frazione di Rodero (CO) si chiama esattamente così, abbiamo imboccato il sentiero che costeggia la ferrovia, in direzione Svizzera.
Utili e per nulla fuori luogo gli scarponcini da trekking, poiché il percorso è parecchio accidentato.
Fitta la vegetazione, molte le piante infestanti, ortiche e rovi pronti a battezzare i nostri arti nudi. Il Lanza praticamente asciutto.
Dopo un paio di chilometri in stile "Indiana Jones", giungiamo al confine con la Svizzera. Una convincente cancellata e un cippo in pietra segnano il punto dove fare dietro-front.
Tornati sui nostri passi, dal posteggio delle auto prendiamo la direzione opposta verso il mulino del Trotto.
Il tratto iniziale lungo i resti della vecchia stazione di Valmorea ricorda il set di "Mezzogiorno di fuoco". Ad avvalorare quanto detto, giungono puntuali i dodici rintocchi di un campanile e nuvole di cavallette.
Raggiunta la zona boschiva, il sentiero si inerpica fino alle Cave di Molera.
Qui in passato veniva estratta l’arenaria (o molera, appunto), usata per le mole abrasive e le macine.
La prima delle tante grotte presenti è il premio che ci siamo guadagnati oggi: la temperatura scende a picco. Il respiro della montagna è gelido.
Roba da piantare le tende qui, fino a fine estate!
a.t.


Con la speranza di trovare temperature umanamente sopportabili, puntiamo a nord.
L'illusione dura poco.
La stretta Valle Lanza, percorsa dalla vecchia linea ferroviaria che da Castellanza arrivava fino a Mendrisio, è un misto fra tropici e deserto. Per dirla in modo più poetico, oggi pare un mondo di farfalle invaso dalle cavallette.
La stessa scarpinata di oltre due ore, in situazione meteo più consone, probabilmente sarebbe stata meno dura.
Lasciata dunque l’auto sotto il solleone nel piccolo parcheggio di Casello Ferroviario, la frazione di Rodero (CO) si chiama esattamente così, abbiamo imboccato il sentiero che costeggia la ferrovia, in direzione Svizzera.
Utili e per nulla fuori luogo gli scarponcini da trekking, poiché il percorso è parecchio accidentato.
Fitta la vegetazione, molte le piante infestanti, ortiche e rovi pronti a battezzare i nostri arti nudi. Il Lanza praticamente asciutto.
Dopo un paio di chilometri in stile "Indiana Jones", giungiamo al confine con la Svizzera. Una convincente cancellata e un cippo in pietra segnano il punto dove fare dietro-front.
Tornati sui nostri passi, dal posteggio delle auto prendiamo la direzione opposta verso il mulino del Trotto.
Il tratto iniziale lungo i resti della vecchia stazione di Valmorea ricorda il set di "Mezzogiorno di fuoco". Ad avvalorare quanto detto, giungono puntuali i dodici rintocchi di un campanile e nuvole di cavallette.
Raggiunta la zona boschiva, il sentiero si inerpica fino alle Cave di Molera.
Qui in passato veniva estratta l’arenaria (o molera, appunto), usata per le mole abrasive e le macine.
La prima delle tante grotte presenti è il premio che ci siamo guadagnati oggi: la temperatura scende a picco. Il respiro della montagna è gelido.
Roba da piantare le tende qui, fino a fine estate!
a.t.



















































































