Il cielo è grigio, ma senza reali intenzioni di rinfrescare.
Infiliamo un paio Kway nello zaino, per precauzione, e partiamo con l’intenzione di raggiungere San Genesio da Aizurro.
Sulle mappe i sentieri sono ben segnati e tutto appare così chiaro: seguendo la traccia n. 4 in meno di un’ora e mezza si giunge alla meta.
Sul campo la chiarezza sfuma fra un bivio e l’altro.
Come per incanto il sentiero 4 diventa 1 e ci ritroviamo a circumnavigare la collina fino a raggiungere Campsirago.
Faccio un passo indietro: lasciata l’auto ad Aizurro, seguiamo un tratto asfaltato, unica via percorribile.
Azzecchiamo il primo bivio, imboccando una sterrata che, in un preoccupante gioco di sali-scendi, si immerge in un fitto bosco di castagni e zanzare.
Sì, zanzare: mai viste e sentite così tante zanzare!
Un saluto al Resegone che appare sulla nostra destra e a seguire un incontro casuale con un signore del luogo che, vedendoci osservare piante e paesaggio, inizia a parlare con noi come solo un amico di vecchia data può fare.
Caldo, siccità, pozzi ormai in secca; la difficoltà di proteggere il suo piccolo appezzamento da parassiti, talpe, caprioli; il falco che qualche giorno prima gli ha predato i pulcini; i giovani che non vogliono più coltivare le terre… “Che brutto periodo…”
Il suo è un mondo fatto di una quotidianità che sa così di antico, di valori dimenticati, di ricordi fossilizzati.
Dopo un breve scambio di battute ci prende in simpatia e ci accoglie nel suo orto: varchiamo la soglia con rispetto, ammirazione e stupore.
Ci spiega che poco più avanti incontreremo un vecchio seccatoio, “ il Secau …con la u alla francese” …dove venivano trattate le castagne da vendere poi in città.
Io nomino i firùn e neppure avessi pronunciato una parola magica, vinco "il" premio.
Il signore apre una baracca strapiena di vecchi oggetti, attrezzi, legni. Prende una vanga e con un paio di sapienti colpi dissotterra alcune piantine di menta aromatica con tanto di radici.
Le piantine di menta, quelle che il nonno A. aveva in un enorme vaso di cemento davanti al suo magazzino-laboratorio...
Poi aggiunge del timo, del rosmarino, coglie una zucchina, ma nella foga del suo racconto la dimentica davanti al recinto delle sue galline e della vecchia capra ormai trentenne.
"Trentenne? ... prendo per buona l'età della capra e sorrido!"
Prima di accomiatarsi da noi, ci porta a visitare la vecchia cascina dove un tempo le famiglie del posto condividevano vita e lavoro. Poche parole nel suo accento stretto e l’aia comune torna a far rivivere storie ormai passate.
Da una ripida scalinata riprendiamo il percorso con il nostro sacchetto di erbe a penzoloni sullo zaino. Nella mia mente un mare di ricordi che sanno di orti, di verdure, di profumi, di terra.
Dopo aver superato la frazione di Campiano probabilmente abbiamo svoltato un po’ troppo a sinistra…e ci siamo ritrovati a Campsirago.
a.t.