Zona rossa. Limiti. Mascherine. Distanziamento. Quest’anno va così.
Breve uscita, con tanto di pass e tele400.
La fortuna di avere dietro casa un’area verde raramente frequentata.La sfortuna (sfortuna non è il termine più appropriato!) di trovare natura e degrado così saldamente avvinghiati in un unico destino.
Faccio sempre un’enorme fatica a fotografare ciò che mi crea disagio e ciò che si allontana dal mio concetto di bellezza.
Oggi neppure il miglior filtro fotografico riesce ad essermi d'aiuto, ma sono comunque intenzionata a lasciar traccia dello schifo che circonda l’area della Cascinazza.
Il primo scatto si riferisca ad un'abitazione della zona, vuota ormai da anni. Degna overture di quanto poi seguirà.
Cascinazza “some years after”… La cascina ormai è stata inglobata dai rovi: fin qui, nulla di strano. E' il corso della vita.
Tutto attorno una discarica: da qui in poi l'illecito.
Fra i canali, le rogge, la vegetazione, i bordi dei sentieri giace roba di tutti i tipi.
Alla fantasia umana non c’è davvero limite.
Radici secolari condividono lo stesso metro quadro con bombole e bambole.
“Venite, gente, venite”! Vi serve un divano; una sedia; scarpe; lattine di vernice; vestiti vintage; resti alimentari; piastrelle; ante; un comodino?
Ogni anfratto è buono per custodire ciò che non serve più all’imbecille di turno.
A poche centinaia di metri la discarica, quella ufficiale: ma lo sforzo per raggiungerla è evidentemente troppo.
...un ringraziamento speciale al pettirosso incrociato sul finir del mio odierno viaggio...