sabato 9 dicembre 2017

8 dicembre 2017 - Castello Dal Verme


Otto dicembre 2017.
La giornata è gelida.
I prati e i profili delle colline circostanti sono imbiancati.
Siamo nei pressi di un piccolo borgo dal singolare nome di Zavattarello, perso nel nulla della Val Tidone - Oltrepò Pavese.
Sulla sommità di una collina, completamente circondato da un fitto bosco, un castello unico per bellezza e maestosità domina la valle.
Unico anche (e forse) per il contrasto fra l’impatto visivo esterno e quanto ricostruito internamente.
Le possenti mura perimetrali in pietra, spesse fino a quattro metri, che hanno fatto di questa fortezza un luogo storicamente inespugnabile, contengono oggi una moltitudine di sale troppo modernamente ripristinate. Alcune sono destinate ad un museo d’arte contemporanea, altre a cerimonie di vario genere, altre ancora sono arredate con un’accozzaglia di oggetti di cui non ho trovato logica.

Per la cronaca: nel 1944 un incendio ad opera delle truppe tedesche distrusse completamente le strutture interne del castello e il successivo suo abbandono fino al 1978 fece il resto.
Leggo sulla locandina: Eventi, mostre, conferenze, matrimoni, animano le sale, dove antico e moderno si compenetrano, creando un intreccio unico, intriso di emozione”.
Personalmente mi aspettavo che almeno una parte del castello rispecchiasse il suo passato.
La sua storia   ha inizio nel X secolo, prosegue con le immancabili e cruenti guerre fra le potenti famiglie locali (Landi e Scotti) e s’intreccia con il potere temporale della Chiesa che ne ratifica il passaggio di proprietà (1391) al capitano di ventura Jacopo Dal Verme.
1485: l’erede Pietro Dal Verme viene avvelenato dalla moglie Chiara Sforza con l’appoggio dello zio Lodovico il Moro.
Il castello sopravvive, resiste a decenni e decenni di altre guerre. Ha mura difensive inespugnabili; un solo ingresso possibile tramite uno stretto ponte levatoio; un doppio muro perimetrale,  oltrepassato il quale l’ignaro nemico si ritrova in un minuscolo cortile interno, chiuso da alte mura difese da arcieri.

Peccato, ripeto, che l’atmosfera di questo luogo si spenga appena varcata la soglia d’ingresso della prima sala.
Ad eccezione di una prigione e della sala delle armi trasformata in cantina, il resto degli ambienti è assolutamente anonimo.
La delusione ha il suo culmine sulla cima della torre di avvistamento: l’intero perimetro, che si affaccia su un panorama da favola, è costellato di antenne paraboliche, cavi volanti e altri marchingegni.

Trovo un angolo libero, prendo la mira: click…il sole è già oltre le colline.
a.t.