sabato 19 agosto 2017

17 luglio 2017 - Castello di Somma Lombardo



Il rombo di un aereo, uno dei tanti, spezza il silenzio che circonda il castello di Somma.
Un contrasto netto che mi risveglia per pochi istanti da un sogno: presente e passato si scontrano nel cuore di un paese dall’aria anonima. Quando il silenzio cala nuovamente, tornano a rivivere le tracce dell’immenso potere dei Visconti.

Il castello di Somma ha origini che risalgono al IX secolo: questa necessità di barricarsi dietro mura, di erigere verso l’alto, di dividere, di nascondere, è storia che si ripete da sempre. I castelli, che tanto mi affascinano per le loro origini e motivazioni, per le loro strutture possenti che in me evocano certezze, solidità, confini netti, finiscono poi sempre per lasciarmi dubbi, veli oscuri.

Nella seconda metà del 1200 il castello di Somma viene eletto a punto di difesa dei confini del Ducato di Milano.
Solo duecento anni dopo, un balzo in avanti che sulla scala del Tempo potremmo identificare con lo schiocco di due dita, 
Francesco e Guido Visconti decidono il suo ampliamento, lo cingono con un profondo fossato e ne determinano il cambio d’uso.
Non più rocca difensiva, ma semplice ( il termine non è da intendersi dal punto di vista letterale!) residenza.
A quel punto un nuovo cambio di rotta. La sontuosa dimora e   i vasti possedimenti adiacenti vengono spartiti: al ramo dei Visconti di Modrone, spetta la parte più antica ; a quello dei Visconti di San Vito, la parte più recente,  con la vicina area cimiteriale, ricca di una fitta vegetazione che comprende la celebre pianta di Cipresso le cui radici sono ancora conservate nell’atrio d’ingresso del castello.
Un cimelio lugubre, messo lì  alla gogna,  lustrato a specchio come  una reliquia, a memoria della fine ingloriosa di quello che fu un albero maestoso, le cui radici furono spezzate durante gli scavi della strada statale che lambisce le mura del castello. E si sa, senza radici non c’è possibilità di presente, né di futuro….
Altro schiocco di dita: 1950, il marchese Alberto Visconti di San Vito torna a riunire la proprietà e li vi dimora fino alla sua morte, nel 1997.
La Storia qui si conclude: nessun erede ad adottare il castello di Somma che, per volontà testamentaria, passa ad una Fondazione privata.

a.t.











12 marzo 2017 - Rocca Sforzesca di Soncino



Metti una giornata perfetta, nell’azzurro del suo cielo.
Metti che quel cielo sia senza nuvole e che avvolga un borgo medievale, racchiuso fra antiche mura.
Metti un silenzio che aleggi lungo le vie, al quale noi di città non siamo più abituati e che quasi ci mette timore.
Metti che, all’improvviso, il tuo sguardo resti incatenato ad un castello, ma non ad uno qualunque, ma proprio a quello che hai più volte sognato e disegnato da bambina. Il castello ai tanti merli, dai muri che hai sempre colorato di rosso, dalle impercettibili finestre, dalle torri angolari, dai ponti levatoi sospesi sopra ad un fossato.
L’ho guardato dal basso “il mio castello”, sono scesa nel punto più profondo, dove un tempo l’acqua impediva il passaggio, ed ho appoggiato una mano alla base della torre più alta e mi son sentita parte di un’altra storia.