“Ogni viaggio è un distacco dalle proprie radici.
Un volo. E' la possibilità di dispiegare le ali, di veleggiare seguendo le correnti ascensionali…”
Un volo. E' la possibilità di dispiegare le ali, di veleggiare seguendo le correnti ascensionali…”
Ore otto e cinquanta: le nuvole basse di Tirano ci avvolgono in un gelido abbraccio: siamo a metà luglio, ma potrebbe esser novembre.
Varchiamo la soglia della stazione svizzera, in attesa del treno che ci porterà fino a St. Moritz.
Pochi metri e tutto cambia: o forse siamo noi a creare i presupposti per i cambiamenti, a ingigantirli, a non farli scivolar via. Sempre pronti a giudicare, a fare paragoni, quasi che il mondo intero debba ogni volta adattarsi a noi.
Varchiamo una soglia ed entriamo in un mondo dove le etnie si mescolano in un unico coro di molteplici voci, dialetti, culture, colori.
Una sorpresa.
Ogni viaggio è un distacco dalle proprie certezze.
Il treno rosso del Bernina, con i suoi enormi finestrini, simili ad occhi spalancati a catturare immagini, parte silenziosamente, insinuandosi fra i paesi del fondovalle, sfiorando le abitazioni, avvolgendosi lungo un viadotto elicoidale.
Più di centoventi chilometri di smisurata bellezza: ponti su panorami mozzafiato, gallerie che squarciano il cuore della montagna, che ci inghiottiscono in secondi d'interminabile buio, per proiettarci poi nei colori della natura.
Il tempo è da lupi, ma l’atmosfera è comunque speciale.
I nostri occhi osservano le imponenti cime, le foreste, i ghiacciai, i torrenti, i laghi da fiaba.