giovedì 28 luglio 2016

Bernina Express



“Ogni viaggio è un distacco dalle proprie radici.
Un volo. E' la possibilità di dispiegare le ali, di veleggiare seguendo le correnti ascensionali…”


Ore otto e cinquanta: le nuvole basse di Tirano ci avvolgono in un gelido abbraccio: siamo a metà luglio, ma potrebbe esser novembre.
Varchiamo la soglia della stazione svizzera, in attesa del treno che ci porterà fino a St. Moritz.
Pochi metri e tutto cambia: o forse siamo noi a creare i presupposti per i cambiamenti, a ingigantirli, a non farli scivolar via. Sempre pronti a giudicare, a fare paragoni, quasi che il mondo intero debba ogni volta adattarsi a noi.
Varchiamo una soglia ed entriamo in un mondo dove le etnie si mescolano in un unico coro di molteplici voci, dialetti, culture, colori.
Una sorpresa.
Ogni viaggio è un distacco dalle proprie certezze.
Il treno rosso del Bernina, con i suoi enormi finestrini, simili ad occhi spalancati a catturare immagini, parte silenziosamente, insinuandosi fra i paesi del fondovalle, sfiorando le abitazioni, avvolgendosi lungo un viadotto elicoidale.
Più di centoventi chilometri di smisurata bellezza: ponti su panorami mozzafiato, gallerie che squarciano il cuore della montagna, che ci inghiottiscono in secondi d'interminabile buio, per proiettarci poi nei colori della natura.
Il tempo è da lupi, ma l’atmosfera è comunque speciale.
I nostri occhi osservano le imponenti cime, le foreste, i ghiacciai, i torrenti, i laghi da fiaba.

Nulla di nuovo, forse.
La montagna, nel mio caso, è sempre stata presente, ma qui è la modalità del viaggio a fare la differenza.
E’ come se il tempo si fosse preso una pausa.
Nessun affanno, nessuna fatica, solo il privilegio di sentirsi parte di tanta perfezione.

a.t.