Giornata limpida e gelida. La nostra meta: Como - by train.
In meno di mezz’ora dribbliamo il traffico e siamo a destinazione.
Come da copione, la gente affolla ogni angolo della città e forma un corteo che segue con molta, troppa lentezza il lungo lago.
Certe situazioni di sovraffollamento, e non me ne vogliano quanti erano lì a godere - come me, noi - della bellezza del luogo, mi mettono in difficoltà. Preferisco uscire dalle righe, trovare altri percorsi.
Bocciata l’idea di “elevarci” con la funicolare ( anche lì una coda degna del Louvre!), saliamo sul primo battello che ci conduce a Cernobbio.
A pochi metri dalla riva si leva un sipario nuovo: il rumore dell’acqua, il suo brillare quasi accecante, le linee sinuose delle montagne, mi portano in altre, più piacevoli, dimensioni.
A Cernobbio ci accoglie un vento da Siberia che toglie il fiato. Solo i più arditi riescono a sostare in riva al lago.
Noi ci incamminiamo verso il Monte Bisbino e incrociamo, per caso, uno dei giardini botanici più particolari mai visti, il Giardino della Valle.
Leggiamo che è stato creato una trentina di anni fa su un terreno allora utilizzato come discarica abusiva. Il suo progetto e realizzazione è legato ad una donna, chiamata nonna Pupa, che oggi, ci dicono, vi dedichi ancora il suo tempo, nonostante l’età prossima ai novant’anni.
Un’associazione di volontari si è poi costituita per consentire a questa speciale oasi di pace e bellezza la sua conservazione e manutenzione.
Un cancelletto in legno dipinto di bianco, semplicemente chiuso con una corda rossa, invita ad entrare lungo uno stretto sentiero, in un mondo che rasenta la favola.
Piante e fiori, il canto degli uccelli, qualche panchina per soffermarsi, osservare, leggere persino ( in un mobiletto ci sono libri da poter scambiare).
Qua e là, buffi animali intagliati in legno che strappano sorrisi.
In occasione della Giornata Internazionale per i diritti dell'infanzia, dal 2003 il Comune di Cernobbio, dedica ai nuovi nati una pianta e una poesia nel Giardino della Valle e in una delle aiuole leggo, con stupore, alcuni versi di Gozzano.












